C’è razza e razzìa

Quello che è accaduto alla mia amica Patrizia Prestipino mi rende cosciente del fatto che oggi avere un ruolo pubblico è un’impresa di grande coraggio, addirittura un segno di tendenza al masochismo. È veramente difficile reggere l’impatto della moltitudine degli occhi, delle parole, dei cervelli impegnati a sviscerare ogni tuo respiro e ad aspettare il pasto della carogna con pazienza instancabile. Patrizia ha pronunciato una parola politicamente scorretta, forse goffa per la circostanza, talmente lontana dalla sua educazione e dal suo background culturale che, francamente, solo uno sciocco potrebbe pensare a un lapsus freudiano. “Razza italiana”, un termine tradizionalmente associato ad ambiti zootecnici o di chiara matrice reazionaria.

Patrizia è una donna vivace, intelligente, intransigente nel suo impegno quotidiano, un’insegnante modello, una politica senza macchia. E fedele al suo credo, che piaccia o meno. Dico senza macchia perché sfido chiunque ad avere un curriculum immacolato come il suo, una storia di vita in mezzo alla gente. Patrizia è una di cultura, che non ha mai preteso sconti su niente; è la tipa che, dopo subissarmi di complimenti alla fine del mio spettacolo,  mi ha fatto notare una citazione errata sull’Eneide, frutto di distrazione. Me l’ha detto sorridendo, perché di una svista si trattava, e non capirlo sarebbe stato impossibile, in tutta sincerità. Una che non la manda a dire.

Cosa fare, adesso, se non consigliarle di non farci caso, di aspettare qualche giorno in attesa che la prossima vittima le rubi la scena mediatica e riempia le bocche avide di maldicenza. E come giustificare che proprio il Soviet ha analizzato i fatti e ha fornito la sua interpretazione incontrovertibile: di fascismo si tratta, e di propaganda reazionaria. Nessuna pietà per chi infrange il protocollo verbale. Ma la verità è lapalissiana e cavalcare lo tsunami delle cattiverie è così sfacciatamente volgare che, se fossi in loro, ci penserei mille volte prima di parlare.

Lasciali perdere, Patrizia. Sono abituati a fare razzia di tutto quello che sentono: è questione di razza.

Al Premio Letterario Merck l’opera di Paolo Zellini — CulturaMente

Il Premio Letterario Merck, voluto dalla omonima azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, è dedicato a saggi e romanzi pubblicati in italiano che sviluppino un confronto ed un intreccio tra scienza e letteratura. Per i giovani l’azienda ha previsto una sezione del Premio a loro dedicata: La scienza narrata, dove agli alunni partecipanti all’iniziativa […]

via Al Premio Letterario Merck l’opera di Paolo Zellini — CulturaMente

I sotterranei dell’anima 

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Un estratto dal mio racconto I sotterranei dell’anima pubblicato nell’antologia Sorridi siamo a Roma edizioni Pontesisto, curata da Antonio Veneziani.

[…] Quel giorno avevo inchiodato anche io la mia marcia, come l’autista, e scoprii di essere allo sbocco della fogna, al bivio della mia vita, in un ninfeo sacro. Era arrivato tardi, dopo le lunghe attese alla banchina degli autobus e anche quel giorno decisi di avventurarmi a piedi, seguendo il rumore di cristalli spezzati, dell’acqua che portava via le scorie della solitudine. Non è colpa mia se lì ci incontravamo per parlare di politica e fare l’amore. C’era profumo di cuoio invecchiato e tornavano al corpo i gesti e le parole, evasi dal carcere della rassegnazione, e banchettavamo. C’erano tante cose da decidere, della vita e dell’aldilà, chi ci avrebbe accolto e la preparazione del giaciglio. Si temeva per la sorte dei figli e degli oracoli, se non si fossero più manifestati anche l’acqua si sarebbe ritirata, e chissà quante piaghe dolorose avremmo dovuto sopportare ancora. C’era da lasciare scritto, da segnare meridiane, istruire amanuensi, allevare falconi per la caccia. Poi ci si amava come nel ricordo delle pareti dei postriboli, con le zampe di capra ancorate al terreno e le braccia gettate al vento in segno di resa. La ninfa perduta aveva trovato il suo posto e avrebbe generato figli immortali, idee e folgorazioni dopo l’incontro con il Dio.

Intorno le lucerne di coccio salutavano la sera, visto che il tempo posava il capo tra le mani accostate a formare una coppa, ancora fresche di umori di sorgente.

Si accendeva una lanterna alla volta, una preghiera seguiva l’altra e insieme alle fiammelle tenaci si consumava la notte romana. Io non so quando e come successe perchè ho imparato, camminando per lasciarmi alle spalle la miseria quotidiana, a perdere la cognizione del tempo.

Giugno ad Aprilia

Venerdì 9 giugno ore 18.30 “Sotto il tappeto persiano” di Giuseppe Taddeo al Caffè Culturale di Aprilia

Sabato 10 giugno ore 17.30 “Cinque poeti al cortile del borgo” incontro poetico con Stefania Battistella, Franca Palmieri, Antonella Rizzo, Beppe Costa, Alessandro Galli

Aleppo c’è 

Sono molto orgogliosa di aver dato il mio contribuito poetico all’antologia”Aleppo c’è”, curata dal collettivo Bibbia d’Asfalto – Poesia Urbana e Autostradale, in cui si è chiesto a scrittori e poeti di denunciare la tragedia umanitaria della Siria, prendendo come simbolo Aleppo, centro di carneficine e orrori che si sono susseguiti per mesi, interminabili e lunghissimi mesi, sotto i nostri occhi, impotenti ma offesi, immobili ma sensibili.

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Il ricavato andrà a supporto di Medici Senza Frontiere, l’organizzazione umanitaria che nasce nel 1971 per volere di un gruppo di medici e di giornalisti desiderosi di creare un’organizzazione medica d’urgenza libera nelle parole e nelle azioni.