Marie-Jeanne Bécu, contessa Du Barry da “Lilith e il nuovo femminile: storie di donne dal passato”

Come non ricordare tra le discusse Madame della storia la splendida Du Barry?Personalmente, riscontrando in lei i tratti sublimati di eccentriche protagoniste della cronaca rosa, trovo che sia di una modernità sconvolgente. La magnetica Jeanne, figlia di altrettanto fiore in odore di perdizione, crea il vuoto a Versailles tra le favorite e le legittime donne del Re. Lei, che dai postriboli fumosi conservava intatta quella sensualità e quel candore che le grandi seduttrici possiedono. Lei che sa aspettare il suo momento devota tra l’odio pressante della Delfina Marie Antoinette e gli intrighi di corte. Ma il re, che conosceva il valore della vita e della bellezza la riabilita, mandandola sposa al Du Barry per farla rientrare a corte come amante prediletta superando il pregiudizio del suo passato indecoroso. Ma tra momenti di gloria e confini obbligati la sua testa cade nel bagno di sangue della grande Rivoluzione, accanto a quella di Maria Antonietta. Troppo plebea per essere amata dalla corte ma troppo aristocratica per gli insurrezionisti. E penso sorridendo alle nostre Signore di recente nobiltà…

Il sonno di Salomè

Salome’ dormiva sonni agitati. Donna a tutti gli effetti, pura e carnale come il piu’ raro fiore d’Oriente, sognava l’amore e la vita. La storia l’ha punita con l’infamia, come tutti coloro che emanano luce ma non sanno difendersi dal proprio calore. E’ l’elogio dell’imperfezione, della materia cruda ancora appendice di un ventre materno invidioso della sua stessa creazione. Pensando di riscattare la gregarieta’ si incatena alla violenza del suo destino, fragile dinanzi al miraggio troppo ambizioso della liberta’. E cosi’ che la sua sorte si consuma: in quell’ultima, irripetibile danza cade l’onore di Salome’ insieme alla testa del Battista.

Ma i suoi non erano sogni di peccato.

Lilith e il nuovo femminile: storie di donne del passato

Amo le figure controverse delle grandi donne del passato iniziando naturalmente da Salomè. Scoprirle nella loro vera essenza è stato riappropriarsi di un femminile intriso di umanità e di sentimenti ambivalenti, senza i maldestri e deboli tentativi di affermare uno status falsamente dignitoso e ipocritamente liberato presente ancora nella società odierna. Donne in possesso di intelligenza, carnalità, ambizione  ma dotate soprattutto della capacità di modificare destini inevitabili affidandosi a una forza dionisiaca, passionale e da un’istinto creatore capace di riscattarle da qualsiasi condizione.

“La nausea” di Sartre

Gli oggetti son cose che non dovrebbero commuovere, perché non sono vive. Ci se ne serve, li si rimette a posto, si vive in mezzo ad essi: sono utili, niente di più. E a me, mi commuovono, è insopportabile. Ho paura di venire in contatto con essi proprio come se fossero bestie vive.
Ora me ne accorgo, mi ricordo meglio ciò che ho provato l’altro giorno, quando tenevo in mano quel ciottolo. Era una specie di nausea dolciastra. Com’era spiacevole! E proveniva dal ciottolo, ne son sicuro, passava dal ciottolo nelle mie mani. Sì, è proprio così, una specie di nausea nelle mie mani.
“La nausea” J.P. Sartre

Recensione di Alessandro Staiti su MP News

libri-il-sonno-di-salom

Le donne che vivono in piedi

hanno gambe forti e levigate

e sentono urla mai sopite.

Stanche si trascinano per la strada

ma tener fede al loro assomigliare

a giovani cipressi e mai a muschio in ombra

le trasforma in ninfe immortali.

Essenziale e serrata, a tratti ruvida, mai consueta o calligraficamente manieristica: ecco la poesia di Antonella Rizzo, 45enne romana, insegnante e promotrice di eventi culturali, alla sua prima pubblicazione per i tipi di Tracce e già vincitrice del Premio speciale della Giuria del Concorso Nazionale “Historium”. Una poesia che arriva diretta e vitale. La vicenda biblica di Salomè – già frequentata da Flaubert e Wilde, da Strauss e Moreau – è metafora di redenzione per “tutti coloro che emanano luce ma non sanno difendersi dal proprio calore” tramite l’elogio dell’imperfezione. Ovvero la più cruda e poetica metafora dell’esistenza. Antonella Rizzo entra nel personaggio biblico immortalandolo nell’eroicità eretica delle sue motivazioni, libera Salomè da un senso di colpa che la storia le ha voluto arbitrariamente iniettare. Nei versi della Rizzo l’Amore torna puro non elevandosi verso vette idilliache – ma quanto ipocrite e irreali -tornando invece alla linfa vitale terrena, agli sguardi e agli abbracci concreti degli amanti. La purezza è nella carnalità Non v’è ascesi platonica, ma incarnazione profonda, accettazione. È il superamento di quell’ingannevole e superficiale dualismo sorretto dal sonno della coscienza e dalla paura, ai quali i versi di Antonella sferrano poderosi fendenti, come risalta nella splendida “Salomè”: “Guardo la testa con le vene ancora calde/stanca della danza immorale che mi strazia/e non so se il trofeo immondo/sarà la mia infernale consolazione“. Con un ritmica veloce e precisa, Antonella Rizzo conduce il lettore all’interno dell’universo femminile, da sempre misterioso e affascinante, da sempre perlopiù incompreso dall’altra metà del cielo educata a non voler cogliere emozioni e sensazioni che pur talvolta opposte non conoscono contraddizioni. Conflittualità e fragilità dell’essere donna che la Rizzo riscatta mirabilmente con la sua poesia forte e suggestiva. In preparazione una seconda silloge “Confessioni di una giovane eretica” che dovrebbe vedere la luce in primavera. Imperdibile.

 Antonella Rizzo

Il Sonno di Salomè

Edizioni Tracce

Pagg. 49

Euro 11.00

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