Simone de Beauvoir, l’esistenzialista da “Lilith e il nuovo femminile: storie di donne dal passato”

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Amo Simone come nessun’altra al mondo. Mi dà forza pensare a un’astro pensante e imperfetto come lei, mi conforta l’idea che chiunque venga flagellato dalle frustrate del conformismo può rivolgere il pensiero a lei, come un pellegrino verso la Kaaba.

Simone, figlia di una borghesia benestante e colta lega il suo destino a uno dei più grandi pensatori della modernità, Jean Paul Sartre, senza però rivestire un ruolo gregario o di secondo piano anzi, per certi versi, addirittura più determinante di quello del grande filosofo. Creatrice del manifesto femminista “Il secondo sesso” , nulla ha da spartire con le donne che raccolgono la sua eredità in modo maldestro.

Simone è di una bellezza indiscutibile che oscura l’aspetto trasandato di Jean-Paul ma la sua anima, tra circonvoluzioni di passioni erotiche e mentali, rimane fedele a quella del suo compagno di viaggio in un continuo  sperimentare la vita nei suoi lati più segreti. Seduta al caffè, elegantissima nei suoi gioielli e nella sua acconciatura raccolta, siede complice accanto al suo divino mentore e al suo “mal de vivre”.

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