Dell’amore e altre cose…

Untitled-17Ti prego, vorrei usare quel telefono. Che senso ha resistere e posticipare il tempo inscenando scontate e antiche strategie? Ma è così che si tende la trappola fatale…misurarsi, aspettare, compiere gesti lenti e studiati come in teatro. Non c’è improvvisazione, pena il fallimento.

Ma l’anima si chiede: e se avessi trovato l’oasi? Quella dimensione che attraversa le leggi fisiche della realtà senza farsi contaminare, come l’abbigliamento ignifugo dei vigili del fuoco. E il tempo corre e si fa pressante, povera lepre di brughiera…potresti non arrivare in tempo o sbagliare strada e finire di nuovo preda del solito bracconiere.

Ad essere sinceri non tutti cercano l’oasi, non tutti possiedono la seconda casa. Secondo i principi dell’egualitarismo non è morale avere un’oasi quando a malapena la maggior parte della gente ha una modesta casa, pure da ristrutturare e senza soldi per farlo.

Fa parte quindi di un discorso da condividere in circoli “à la page” con pochi fortunati, gente che nella vita ha attinto da tutto e da tutti ma a pensarci bene, malgrado la spregiudicatezza esibisce un pregio che i “monocasa” non posseggono: la generosità. Sono di una generosità quasi patologica e di una bellezza inconsapevole, circondati da varia umanità senza chiedersene il motivo. Non saranno così immorali – si chiede l’anima – se senza voler offendere i loro coinquilini possono permettersi il lusso del primo sole su terrazze di incantevoli magioni segrete.

Sono invece piuttosto fragili e complessi, ignari del concetto di male e di possesso perchè sanno che per curare i loro malanni hanno bisogno di quella luce, ma anche di quelle notti. I loro detrattori hanno i salotti puliti….ma serrati a chiave affinchè nessuno possa apprezzare la bellezza di un ambiente ospitale e il lusso delle tappezzerie nuove e immacolate.

E’ che a un certo punto, quando si cerca l’oasi e si commettono molti errori di valutazione ( troppo costosa, troppo invadente, troppo impegnativa da mantenere, troppo essenziale..) si pensa di non riuscire ad appagare mai quel bisogno di vita, quel bisogno che ti corrode dentro come un invasato.

E ancora non sai se afferrare quel telefono…

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