Recensione di Rocco Paternostro a “Confessioni di una giovane eretica”

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I versi forti e insieme carezzevoli che conferiscono luce e ombra, suoni e silenzi, colori e immagini alla parola-voce della Rizzo, con un andamento prosodico-metrico ora incalzante, ora di apparente tranquillità, sono segno tangibile, simbolo, metamorfosizzazione compiuta e perfetta dell’ardua e faticosa ricerca di quel “Sublime” quotidiano che è nelle grandi e nelle piccole cose e che a tutti, nei giorni banali e senza senso, è dato scoprire, cui la Rizzo, in questa sua interessantissima silloge Confessioni di una  giovane eretica  non si sottrae, in una continua sfida con il proprio sentire e il proprio sapere e voler amare, ma anche con il proprio volere intendere, che  è come dire con la propria passione e il proprio intelletto, insomma con la propria anima.

Appunto di ciò la poetessa si confessa. Si confessa di questo suo sentirsi eretica, perchè oggi, in questa sorta di sterpeto di sentimenti, è eresia – come ella ci dice – la tensione che spinge a parlare d’anima; ma  proprio perchè parla di anima l’eresia è, diviene, l’esperienza più eclatante dell’esistenza.

La forte capacità tensiva all’arte, di tendere a – come direbbe un grande maestro della critica quale è stato Walter Binni – ovvero la capacità di tradurre la sua poetica programmatica in alta e sentita poesia fa di Antonella Rizzo una Voce vera, sincera, dai toni poetici appassionati, vibranti e originali nel loro appartenere alla tradizione colta della poesia italiana.

Rocco Paternostro

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