“Cleopatra – Divina donna d’Inferno” di Antonella Rizzo, ed. FusibiliaLibri 2014

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Ci vuole arditezza e pure un pizzico di faccia tosta per dare voce ai pensieri formulati dalla mente di Cleopatra, doti di cui Antonella Rizzo non difetta assolutamente. E FusibiliaLibri che, come è notorio, ha in predilezione la scrittura delle donne, accoglie a braccia aperte quelle che, soprattutto, si inerpicano su percorsi difficili, sfidando letteratura e interpretazioni stocastiche della storia. Cleopatra – Divina donna d’Inferno è un libro scritto con gran talento che dà al lettore il monologo straziante, tra versi e prose, di un personaggio che, ingiustamente ricordato come la capitolazione di impero, qui si racconta donna, madre, amante, vittima di schermaglie politiche e sentimentali. Il tono intimo e fiero dell’Io narrante suggerisce una nuova figura di regina, il cui caposaldo è la dignità, irrinunciabile. Un libro arricchito dalle dotte note del prof. Claudio Giovanardi e di Luca Attenni, ricercatore e archeologo.

Dona Amati

di prossima uscita editoriale, prenotabile su fusibilia@gmail.com

“Sto impazzendo. So che il veleno continuo era solo brace per nutrire un amore destinatoa finire come tutte le cose del mondo.

Così replicai qualche giorno dopo la morte di Cesare.Quell’uomo era diventato la mia ossessione per come era entrato con prepotenza nel mio immaginario e vi aveva piantato le sue tende da accampamento militare. L’odore del cardamomo e delle ghiandole dei piccoli animali contenuti nell’unguento che la schiava greca spalmava sulla mia schiena faceva il resto. Pensavo a quelle amenità che avrebbero raccontato sul mio conto, latte d’asina, carbone per gli occhi e altre cose del genere e ridevo come una pazza. Creusa rideva all’eco della mia allegria e sapeva di essere serva per volere degli Dèi e non degli uomini. Avevo fame di sapere e volevo impadronirmi dei segreti dell’astrologia e della fertilità delle mie terre, e Creusa divideva con me le stesse passioni.Sapevamo che Cesare parlava di caccia con Diana e di guerra con Marte e che lo scibile umano gli interessava fino alla lunghezza del suo equipaggiamento bellico. Ma la forma della sua testa era così maschile e le mani così nodose come una quercia mediterranea che al confronto i nerboruti schiavi d’Etiopia parevano vecchi eunuchi. Non avrei mai patito la solitudine e la mancanza di sentimento perché Io ero l’amore e sapevo suggere polline da fiori sconosciuti e misteriosi. Amavo scommettere sulle probabilità del destino e con grazia scivolavo nelle passioni quasi imponendomi la sorte. A quei tempi odiavo mio fratello-marito…”

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