Il mito di Cleopatra rivive a Lanuvio

“Il potere di una donna ha ali libere

piedi feriti da spigoli e lacrime

marosi violenti in laghi di anime.

Io ti bramo in ogni tua sillaba

verbo d’unica voce che m’ospita”

E’ Cleopatra VII a parlare, ultima dinasta della stirpe dei Tolomei e lo fa per il tramite di Antonella Rizzo, nel suo ultimo libro: “Cleopatra – divina donna d’Inferno” (ed. Fusibilialibri), con prefazione di Claudio Giovanardi, presentato ufficialmente a Lanuvio, nella suggestiva cornice dell’aula consiliare appena restaurata, il 15 marzo scorso. Illustri i relatori intervenuti: dopo i saluti del Consigliere Delegato alla Cultura Alessandro De Santis e del Sindaco Luigi Galieti, hanno preso la parola  Martina Ippolito, poeta, critica letteraria e  filologa,  Dona Amati, editrice e poeta, Marco Onofrio, critico letterario, giornalista , autore di 20 libri e Luca Attenni, archeologo, Direttore del Museo Civico Lanuvino, che ha curato anche la postfazione a questo lavoro. Un libro la cui genesi è particolare: ” Dona Amati, la mia editrice, mi aveva manifestato la sua intenzione di pubblicare un’antologia di racconti femminili sulle donne dell’inferno dantesco; io, in un certo qual modo, le ho rubato l’idea e ho cominciato a scrivere per conto mio. A lavoro ultimato, gliel’ho proposto. Ringrazio Dona per la sua generosità intellettuale, perchè ha accolto entusiasticamente la mia proposta, essendo lei particolarmente attenta alla letteratura di genere, femminile“, dice la Rizzo. Particolare è anche il genere letterario di quest’opera: si tratta di un prosimetro, un’alternanza di versi e prosa, molto raro in letteratura, che trova però esempi illustri, come “La Vita Nuova” dell’Alighieri. Ardita dunque la scelta di pubblicarlo, in una società in cui, come sottolinea Onofri nel suo intervento “il mercato premia il piattume commerciale e il conformismo banalizzante. Faccio i miei complimenti all’editrice che non ha normalizzato l’opera per il pubblico. Si tratta di un’ opera originale e deliziosamente demodè“. Tema centrale del libro è il rapporto d’amore tra Cleopatra e Cesare, meno noto al pubblico rispetto a quello con Antonio, complice sicuramente una propaganda negativa di età augustea, perchè, come sottolinea Attenni, “Ottaviano caricherà molto la diversità culturale tra Oriente e Occidente e tenterà di cancellare qualunque traccia dell’ellenismo anche nell’arte; una mossa strategica di cui risentirà anche la figura di Cleopatra. Il merito di questo libro è proprio quello di aver rivalutato il rapporto tra Cesare e Cleopatra, che fu alimentato senz’altro dalla profonda cultura di entrambi“. L’autrice si immedesima in questa figura storica controversa ,in cui le pulsioni si fanno più estreme; l’opera è una spiegazione interiore, psicanalitica e vuole essere “un tributo ad una donna eccezionale, meravigliosa e colta che ha sacrificato la sua vita per il popolo, facendo anche scelte impopolari come, per esempio, rifiutare l’incesto reale, in uso a quei tempi“, puntualizza Antonella. Il personaggio di Cleopatra è restituito in un modo tale che, per Martina Ippolito “leggere il libro è stato come trovare un’ambra fossile, perchè contiene un fossile ancora vivo  e ricrea un intero mondo, quello orientale, pieno di filtri e profumi e tessuti pregiati… Sembra quasi di approdare in un porto fenicio dell’antichità “. Cesare non parla mai in prima persona, lo fa solo per bocca dell’amata; egli rappresenta  l’Occidente, Roma, l’uomo, il padre, il potere, la Lex superba e marziale; Cleopatra rappresenta  l’ Oriente, l’Egitto, la donna,la madre, lo spirito. Argomenta Onofri che  ” la Rizzo si immerge nel pensiero primitivo di Cleopatra con un’operazione quasi sciamanica, che la porta a ricreare un punto di vista lontanissimo dal suo di donna contemporanea.” E’ sempre lo stesso Onofri a spiegare qual è la chiave filosofica del libro: “la parole chiave è “complessità”, che contraddistingue la Regina e che la colloca, come dice Antonella stessa nell’introduzione del libro,oltre la dicotomia intelletto cuore di cui si tenta invano la separazione come garanzia di controllo delle azioni umane. C’è qui una visione del mondo basata sull’armonia dei contrari: un uomo e una donna di 2000 anni fa, uniti dalla passione e dal fascino per la diversità culturale , che non è intesa in maniera negativa ma che, anzi, arricchisce e mette in luce una sorta di multiculturalismo antico“. Donna ribelle la Regina, che vuole lasciare un segno nella Storia ed entrare nel mito, perchè non si accontenta della normalità della vita quotidiana. Uno stimolo per  tutte le donne intelligenti. Un libro da leggere e godere.

Queste le prossime date previste per la presentazione del libro:

29 marzo : Roma, presso “Trittico d’arte”, Piazza dei Satiri

27 aprile : Anzio, presso il Museo archeologico di Villa Adele

22 maggio: Roma, presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Manuela Rizzi

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