Diwali Rivista Contaminata – Maria Carla Trapani su “Cleopatra.Divina Donna d’Inferno.”

http://www.rivistadiwali.it/2014/06/16/cleopatra-divina-donna-dinferno-antonella-rizzo/

cleopratra

Cleopatra racconta, di Antonia

Sì, cambio il titolo all’opera: perché non avvalermi del diritto fondamentale del lettore, creatore necessario, al pari dell’autore, al compiersi del miracolo dell’arte?

Ed era d’altra parte in questo caso inevitabile. Perché la Cleopatra di Antonella ci interpella tutte, e tutti, uomini e donne, in prima persona. Perché la sensualità, che attraversa dalla prima all’ultima parola il succedersi di versi e prosa, investe in pieno chi legge, senza mediazione, e non c’è scampo.

Non c’è scampo ai profumi, alla voce, alle mani e ai capelli di Cleopatra e del suo uomo – e non lo nomino, perché, quest’uomo, è solo di Cleopatra, non è che una parte de corpo di lei. Cleopatra esclude il fuori, il suo esperire pervasivo non risparmia niente e nessuno. E non c’è scampo, per noi, neanche al lucido disegno del potere, alla agghiacciante e al contempo conturbante razionalità della Dea-Regina. Perché nel racconto di Cleopatra anche la Ragione non è altro che estasi dei sensi; l’altro dellaVerständnis, che però della sensualità è anche massima realizzazione.

Il tragitto per gli inferi è lo stesso, per la Carne e per lo Spirito.

Cleopatra racconta il suo uomo, ma racconta se stessa, il corpo di lui che non esiste se non in funzione delcorpo proprio. Descrivendo amplessi, senza mai ricorrere al linguaggio oggettuale dell’odierno commercio, Cleopatra non racconta altro che il Corpo che lei stessa è. Il suo esser Donna, espressione divina-regale-infernale.

Cleopatra racconta con parole senza tempo né spazio.

Non è la lingua straniera dei libri, la sua, e non è neanche la nostra.

Le parole sembrano provenire da una dimensione sospesa, come dopo un’immersione alla fonte dell’Oblio, perché sgorgassero nella purezza, che nulla toglie al loro potere: la loro azione, anzi, ne guadagna in precisione.

L’inattualità è infatti il modo del racconto, la sua atmosfera e la sua arma contro il nostro tempo e il nostro spazio. Il corpo inattuale del racconto divino-regale-infernale è infatti un antidoto al veleno della chiacchiera attuale. Nel tempo sospeso di questo racconto-di-carne, non possiamo trovare appiglio in nessuna delle ideologie (post)femministe a buon mercato.

Cleopatra racconta di stratagemmi e strategie, di godimento erotico auto-centrato e di sottomissione alle mani del maschio, di fierezza regale e di docilità servile. Oscillando dall’una all’altra, rimescola le carte della retorica di genere, nel gesto aurorale della libera posizione del proprio sesso.

Cleopatra racconta, infine, l’atto originario che dà vita all’esperienza totalizzante, di sensi, d’intelletto e di spirito. Un atto colto nella sua potenza ancestrale, nel suo essere fondativo.

Il racconto della costituzione libera del Corpo-che-siamo: liberamente attraversata dall’oscillare tra una femminilità antica, di sottomissione alle mani del maschio, all’intelligenza della donna di Stato. Che l’una e l’altra possano essere liberamente percorse nell’autodeterminazione: questo, Cleopatra, racconta. E questo, Antonella, pretende.

Per sé, per noi, per il Corpo-che-siamo.

Maria Carla Trapani

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