All’inizio era guerra fredda, dicevano. Ero bambina e mia madre comperava le pentole di rame al mercato del mercoledì da una pasciuta zingara con accento abruzzese. A Sarajevo non c’erano soldi ma l’università era frequentatissima da serbi, bosniaci, croati, rom, sinti, ecc. Senza problemi. Poi è stato deciso che le frontiere offendevano la libertà e i muri vennero abbattuti. Prima cominciò un certo Wojtyla, sorridente e con lo spirito del viaggiatore. Lo fecero santo, colui che avversava i mangiapreti. E poi tanti altri, perchè i popoli andavano liberati. Fino a Gheddafi, senza comprendere che chi ha avuto fame per molto tempo e rimane senza padrone si abbuffa di tutto. L’Europa generosa stanziò i soldini per l’integrazione che finirono per alimentare dei sistemi tendenzialmente corrotti. Ora è caccia all’uomo.

Sull’arte

L’artista non sublima le proprie miserie terrene nella creazione ma cova nel compiacimento narcisistico della sua creazione la convinzione di essere necessario all’equilibrio dell’universo. È nella sua imperfezione la genialità, e nella deriva esistenziale il risultato della follia creativa.