Antonella Rizzo su “Le bambine di Carroll” di Bonifacio Vincenzi


“Le bambine di Carroll” arrivano a squarciare il cielo estivo come un furioso temporale. Ringrazio Bonifacio Vincenzi per la sua opera poetica pubblicata dalle Edizioni Lieto Colle, che trovo di un’eleganza stilistica e di contenuti straordinaria.

Il titolo preannuncia una serie di liriche cadenzate nel sottofondo da un metafisico io narrante, tragico e ironico come nelle immagini di un pittore simbolista che nella raffigurazione allucinata ed estetica della morte bella come la vita, riesuma emozioni mai sopite. Terrene e auliche, le immagini poetiche rappresentano una dimensione esistenziale libera da dogmi sentimentali di facile deriva; prevale invece un orientamento antropologico dal dualismo classicheggiante eros-thanatos. La poetica di Vincenzi è efficace e raffinata, al culmine della sua maturità letteraria rivelata dalla padronanza della lingua che evita accuratamente le trappole degli sterili virtuosismi contemporanei. Che si tratti di un vero intellettuale lo comprendiamo immediatamente dall’equilibrio tra la tèchne e il cuore. E così che il poeta-Stregatto si stacca dal cordone limbico della propria esistenza soggettiva e affronta la sfida della vita come conoscenza.
“Saranno l’incarnato splendente

o le fauci aperte e zannute del demone

a regolare la vita dispersa altrove”
Esistenzialista come il poeta deve essere, esonerato da qualsiasi funzione maieutica, egli riacquista finalmente la sua dignità intrinseca.

Vincenzi rappresenta una voce potente nella poesia colta: egli conduce i termini e la lingua sapientemente come alla guida di un carro trainato dalle cavalle di Diomede, allentando la briglia delle parole senza vanificare l’intensità del verso con la logorrea pseudopoetica; strategia quest’ultima volta a creare suggestione e a celare un vuoto di contenuti. Invece di suscitare ipocrite comunanze, quindi, l’autore è lapidario nella sua individuale ricerca di senso nel vivere quotidiano, laddove i grandi misteri vengono percepiti come archetipi collettivi.

E seppur non potendone modificare il destino, il poeta non ne rimane mai vittima.
“Di istante in istante

ognuno crea la sua realtà

se ne fa scudo

garantisce

nella sua piccola isola

solitudini e silenzi”

Antonella Rizzo

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