“L’agonia dei fiori” di Anita Napolitano

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Ho apprezzato molto la raccolta di poesie di Anita Napolitano “L’agonia dei fiori”, con prefazione di Donatella Giancaspero.

Un particolare filo linguistico e simbolico lega la varie parti della silloge che attinge a una metafora naturale di vita, crescita e morte molto singolare nella sua risultante  psicologica. I fiori, elementi di vita e di mistero, compiono un ciclo completo e perfetto d’esistenza legandosi osmoticamente con le sostanze che forniscono loro nutrimento o distruzione. Nella stessa parabola umana la Napolitano si appresta a schiudere le corolle dei sentimenti più profondi per prepararsi all’ineluttabile e al divino. Talvolta l’intenzione poetica si genuflette, come in riflessione, davanti alla crudezza degli eventi fatti di sangue e di barbarie, parole sospese e dolenti per riprendere in una fioritura sacra, un inno alla vita mai sedato.

È un linguaggio riconoscibile per il verso generoso e epico, velato a tratti dalla malinconia esistenziale dell’uomo e del poeta. Generosa nella misura dei versi, l’autrice non incorre nel ripetitivo e nello scontato aggettivare privando di orientamento il significato: la chiarezza e l’onestà intellettuale prevale anche quando il ricorso al simbolismo e al mito si fa necessario. Si nota una praticata “commistione” con il teatro di poesia, e se ne ricava un fortunato sodalizio che dà vita a idiomi musicali e di grande effetto.

Un’agonia, quella dei fiori, che anticipa la continua nascita di nuovi cicli esistenziali.

“Cinque volti di donna. Carne ribelle” di Diana Iaconetti

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Foto di Valentina Rao

Un po’ in ritardo ricordo la serata del 25 novembre al Teatro Petrolini con “Cinque volti di Donna. Carne ribelle” di Diana Iaconetti.

Con il tempo riconosco di essere sempre più ostica e diffidente verso quelle forme d’arte che cavalcano il tema del giorno, il dolore del momento ma mercoledì ho ritrovato nello spettacolo di Diana quel sentimento fiero e autentico di un teatro in cui è impossibile stabilire il confine tra il talento dell’attore e il suo impegno in una trincea che non si concede il lusso della quotidianità.

Diana è bella, un’amazzone vera. Chi ha assistito ai suoi monologhi ha avuto la fortuna di fare un’esperienza forte, di vera condivisione tra la sua arte e quella degli autori presenti in sala: Marco Costantini, Giovanni Garufi Bozza, Nuccia Martire e Carmine Monaco. Bravissimo anche Mirko Baldassarre, controcanto alla recitazione dei monologhi.

Non è il solito dolcetto edulcorato a mestiere la parola di Diana, ma una vita che si narra con ardore.

E all’ultima fila un posto occupato, con un simbolico paio di scarpe rosse e il cartello “riservato”. A quella donna che le ha affidato l’ultimo respiro, qualche giorno fa, durante la sua appassionata opera quotidiana di soccorrere chi non è più in grado di reagire alla violenza quotidiana.

Grazie, Diana .

Antonella Rizzo

La bellezza del male

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Ho osservato i rappresentanti dell’Isis mentre rivendicavano tronfi l’attentato. Non sono vecchi ayatollah, emaciati dalla latitanza. Riflettiamo: sono belli, giovani, quello a destra ha pure gli occhi verdi. Sembrano usciti da un fumetto. Nessun esercito potrà competere con la furia della gioventù, spiriti scoglionati con l’urgenza di una vita da bruciare. Quale milizia bisognerebbe schierare per sconfiggere un kamikaze pronto a tutto?
Il male ha una sua bellezza, pericolosissima, e i ragazzini al soldo delle mafie lo sanno bene. Se l’ideologia è dunque morta i giovani studenti non emuleranno certo quel tipo che si diede fuoco durante la primavera di Praga…
“Dio è morto” disse Nietzsche ma non è un fatto di religione. Spiegatelo a Feltri, che se così fosse i Califfi si sarebbero ammazzati per primi.

In memoria di P.P.P.

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L’intellettuale vero è chi sa come le cose realmente andranno perché, libero dalle sette e dalle parrocchie di pensiero, ha la visuale sgombra da impedimenti.

“Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come.”
Pierpaolo Pasolini, 5 marzo 1922 – 2 novembre 1975