“Cinque volti di donna. Carne ribelle” di Diana Iaconetti

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Foto di Valentina Rao

Un po’ in ritardo ricordo la serata del 25 novembre al Teatro Petrolini con “Cinque volti di Donna. Carne ribelle” di Diana Iaconetti.
Con il tempo riconosco di essere sempre più ostica e diffidente verso quelle forme d’arte che cavalcano il tema del giorno, il dolore del momento ma mercoledì ho ritrovato nello spettacolo di Diana quel sentimento fiero e autentico di un teatro in cui è impossibile stabilire il confine tra il talento dell’attore e il suo impegno in una trincea che non si concede il lusso della quotidianità.
Diana è bella, un’amazzone vera. Chi ha assistito ai suoi monologhi ha avuto la fortuna di fare un’esperienza forte, di vera condivisione tra la sua arte e quella degli autori presenti in sala: Marco Costantini, Giovanni Garufi Bozza, Nuccia Martire e Carmine Monaco. Bravissimo anche Mirko Baldassarre, controcanto alla recitazione dei monologhi.
Non è il solito dolcetto edulcorato a mestiere la parola di Diana, ma una vita che si narra con ardore.
E all’ultima fila un posto occupato, con un simbolico paio di scarpe rosse e il cartello “riservato”. A quella donna che le ha affidato l’ultimo respiro, qualche giorno fa, durante la sua appassionata opera quotidiana di soccorrere chi non è più in grado di reagire alla violenza quotidiana.
Grazie, Diana .

Antonella Rizzo

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