“L’agonia dei fiori” di Anita Napolitano

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Ho apprezzato molto la raccolta di poesie di Anita Napolitano “L’agonia dei fiori”, con prefazione di Donatella Giancaspero.

Un particolare filo linguistico e simbolico lega la varie parti della silloge che attinge a una metafora naturale di vita, crescita e morte molto singolare nella sua risultante  psicologica. I fiori, elementi di vita e di mistero, compiono un ciclo completo e perfetto d’esistenza legandosi osmoticamente con le sostanze che forniscono loro nutrimento o distruzione. Nella stessa parabola umana la Napolitano si appresta a schiudere le corolle dei sentimenti più profondi per prepararsi all’ineluttabile e al divino. Talvolta l’intenzione poetica si genuflette, come in riflessione, davanti alla crudezza degli eventi fatti di sangue e di barbarie, parole sospese e dolenti per riprendere in una fioritura sacra, un inno alla vita mai sedato.

È un linguaggio riconoscibile per il verso generoso e epico, velato a tratti dalla malinconia esistenziale dell’uomo e del poeta. Generosa nella misura dei versi, l’autrice non incorre nel ripetitivo e nello scontato aggettivare privando di orientamento il significato: la chiarezza e l’onestà intellettuale prevale anche quando il ricorso al simbolismo e al mito si fa necessario. Si nota una praticata “commistione” con il teatro di poesia, e se ne ricava un fortunato sodalizio che dà vita a idiomi musicali e di grande effetto.

Un’agonia, quella dei fiori, che anticipa la continua nascita di nuovi cicli esistenziali.