In nome dell’Arte

12513720_10209189604240168_4744542647726442076_oOLTRE L’INTIMISMO – Lettera pubblica

Mi chiamo Nina Maroccolo e vorrei parlarvi della mia casa. La mia e di Plinio Perilli. La casa di due persone che si dedicano da sempre, e con devozione, all’arte. Siamo profondamente dispiaciuti che questo luogo non venga riconosciuto come “Casa d’Artista”. Non ne conosciamo le vere ragioni, la burocrazia culturale s’abbandona alla propria indolenza e chi potrebbe intervenire non lo fa.
Molto brevemente: il luogo dove viviamo, e dove ci sono i nostri studi, si avvale di oltre 30.000 volumi: una biblioteca ricchissima con libri rari e di qualsiasi argomento. Tutta la parte storica la teniamo in cantina, fortunatamente è asciutta, priva di umidità: circa duemila libri… Opere, arredo, quadri, sculture, bassorilievi, lito, possiedono una lunga storia. E davvero, il Tempo – qui – si ferma nella sua stratificazione, tra le orme degli antenati, di coloro che qui sono stati prima di noi.
Ci sentiamo responsabili nel mantenere intatti questi lasciti, li custodiamo con amore. Contemporaneamente sia io che Plinio elaboriamo le nostre creazioni: e accrescono le stratificazioni del Tempo e le eredità degli avi.
Io sono la più incasinata, sotto certi punti di vista, perché la mia ricerca non si ferma alla scrittura (non sono saggista, né critico letterario e d’arte, come Plinio, il quale nasce, invece, come poeta e sinesteta… anche se è riduttivo incanalarlo solo in queste sfere culturali). Sono incasinata, come dicevo: gli studi artistici mi hanno portata alla passione per la miniatura, la pittura, l’arte sacra, il canto sacro (ho studiato cinque anni come mezzo soprano). Ho avuto gruppi musicali come i Domina!, gli ATEM; poi è arrivato il teatro, Grotowski, la scrittura drammaturgica (che amo moltissimo!), le pièces e le *perfomances*, dalla contemporaneità abusate nel concetto – come la poesia sonora; quando entrambe hanno un passato storico molto complesso, risalente ad almeno due secoli fa. E che pretendono uno studio serio, consapevole, centrato.
Questa casa ha visto nascere il mio amore per la fotografia, il battesimo delle Edizioni d’Arte Musidora con la recentissima, ma da completare, linea di cartoleria. Nella casa degli avi sapienti accadono tante cose, e vorremmo farle conoscere, avere quel permesso *istituzionale* per aprire a coloro che vogliono fermarsi qui, visitare la biblioteca, la stanza della musica, del disegno-pittura; quella dei bambini (con il progetto pedagogico CHILD’S CHORAL), il laboratorio letterario, di cinema e teatro, le sinestesie. Gli studi medesimi… Aiutateci affinché tutto questo possa diventare una bellissima realtà.
Siamo rimasti soli.
Siamo materiale resistente.
Ma fino a quando?
*
Ringrazio chi è arrivato in fondo alla lettera. Ringrazio chi ha suggerimenti, chi ci vuole aiutare.
Nina Maroccolo & Plinio Perilli

4 pensieri su “In nome dell’Arte

  1. Ho letto e, confessando che non conoscevo i due firmatari della (interessante) lettera, ho cercato, quel po’ che si trova in rete perché, dalla lettera, mi era difficile capire. E’, mi pare, rivolta a chi sa già di una loro attività, di una loro iniziativa.
    Mi piacerebbe saperne di più..

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  2. Cara Antonella,
    ti ringrazio profondamente per aver postato la lettera…
    La Casa d’Artista – e qui rispondo anche alla cara Ivana – è una realtà che in Italia esiste da qualche decennio, forse meno. Sono, questi luoghi, percorribili dalle persone che desiderano conoscere e addentrarsi tra i tesori che queste case possiedono… Non si tratta solo dell’attività specifica degli artisti che vi abitano, ma l’apertura, l’accesso ad archivi, alla biblioteca, visita alle opere di cinema, scultura, arredo, pittura, grafica… In questo luogo dove io e Plinio viviamo sono passati Gramsci, Dino Buzzati, Manganelli, Fellini, Spagnoletti, Bartolini, e tutti hanno lasciato un segno, un dono del loro passaggio.
    Noi vogliamo aprire la porta a chi interessa percorrere un piccolo viaggio nella storia dell’arte e della sinestesia non solo del Novecento.
    Lo possiamo fare in via privata, certo, ma perché lo Stato non può riconoscere chi ha dato un contributo fondamentale alla cultura, al suo intervento in ambiti diversi della società?
    Qui, in questo luogo di elezione, è passata e passa la storia, la memoria.
    Ed è di tutti.

    Un saluto grato,
    Nina Maroccolo

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