Resurrezione

crocifissione

“Crocifissione bianca” M. Chagall

Con la Pasqua il mio abbraccio istintivo è totale.

Cerco ancora una forma compiuta al bisogno di spiritualità, per questo non riesco ad abbracciare nessun dogma ma neanche a evitarmi qualche tentativo di comprensione.  Mentre Natale mi destabilizza nella smania della felicità forzata a tutti i costi e per la mia difficoltà ad apprezzarne la valenza teologica, la Pasqua fiera e guerriera rigenera le speranze sul futuro dell’umanità. È il trionfo di un uomo giusto, di una storia di lotta contro quel potere che ancora oggi si adopera alacremente per annientare la vita fisica e spirituale dei popoli.

È marginale il fatto che sia figlio dell’incarnazione di un Dio o di un uomo. Io non leggo nella sua storia una vocazione al sacrificio inteso come umile rassegnazione in prospettiva di un compenso ultraterreno, quella mitezza dell’Agnello che si fa carne per gli uomini. Io percepisco il suo soffio vitale, l’effatà vigoroso contro la minaccia della morte interiore, la sue tempra rivoluzionaria che imbracciando l’arma del coraggio invita a liberarsi dalla schiavitù della materia senza rinunciare alla Bellezza della vita, la dignità regale della sua morte.

Che poi esista una vita eterna fatta di anime che si rincontrano, di reincarnazioni, di materia che non si distrugge ma si trasforma, di speranze laiche nei valori civili di giustizia e libertà pilastri dell’eternità, tutto ciò non ha importanza.

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