Su Giroma la mia recensione a “Miles.Poesie in presa diretta”

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Miles-poesie-in-presa-diretta-di-Claudio-Marrucci

L’opera di Claudio Marrucci “Miles. Poesie in presa diretta” per Fusibilia libri è un necessario maremoto creativo nel panorama della poesia contemporanea.Esiste fortunatamente una zona franca dell’arte dove il meticciato culturale rappresenta la regola, un luogo ideale di sperimentazione dove vengono a mancare le barriere dogmatiche tra espressività e tecnica. Il libro è scaturito dalla partecipazione dell’autore al Festival di Performazione Nostos organizzato dall’artista-attore-performer Antonio Bilo Canella ed è arricchito dalla prefazione di Alberto Toni, poeta contemporaneo e dalla postfazione di Maria Borgese, danzatrice e performer.

La vocazione performativa di Claudio Marrucci mi ricorda il lavoro di Peter Larsen, un biologo ricercatore che, esaminando le variazioni di alcune popolazioni di microrganismi viventi nelle acque della Manica, scoprì che erano dotate di una certa armonia; invece di quantificare tali cambiamenti sui grafici convertì in musica i dati e, ispirandosi alle improvvisazioni bebop, produsse alcuni brani jazz. Intuizioni comuni anche agli artisti visivi: al Mart di Rovereto nel 2008 fu allestita la mostra “Il secolo del jazz, da Picasso a Basquiat”. Si trattava di un tema nuovo per la museografia italiana e di grande interesse culturale che riguardava la relazione tra arte e musica. Celebre esempio è il quadro di Piet Mondrian “Brodway Boogie Woogie”, una trasposizione figurativa di musica e danza che ha lo scopo di riprodurre il frenetico ritmo del Boogie-Woogie suggerendo un effetto di vitalità della Broadway durante gli anni 40.  Marrucci, poeta sensibile e intellettualmente agile da sempre, ha colto l’essenza vera della performazione e ha composto questi testi sulla base di questo principio di corpo mistico qual è l’azione creativa autentica: un organismo vivente, sessuato, pensante che attraverso la registrazione emotiva dei flussi emozionali crea infinite propaggini espressive, coreografie vive di microbi, note o parole. L’esperimento letterario di Marrucci va a colmare quel grave ripiegamento autoreferenziale della poesia contemporanea attraverso questa operazione di purificazione ideologica, di autenticità del gesto e dell’ascolto.

La mia parola ti invoca e dalla profondità dello spirito / costruisce un castello dorato che domina boschi, armenti e campi arati / per favore, non trasformiamolo, in una prigione di marmo.

E’ una produzione lirica spogliata dall’artificio strumentale dell’uso del linguaggio e dall’affabulazione compiacente. Come nella scrittura dei testi musicali l’attenzione alla sonorità della parola-verso gioca un ruolo fondamentale e si rivela nella semplicità del giro armonico delle parole che segue la filosofia del jazz modale di Miles Davis, nello stesso tentativo di liberarsi dalle gabbie degli accordi lasciando lo spazio massimo all’improvvisazione. Atto artistico da cui scaturiscono infinite suggestioni che, partendo dalla purezza di ogni parola-accordo, centro tonale della composizione letteraria e musicale, creano quella malinconia intensa presente nella poetica di Marrucci così come nelle composizioni di Davis. La locuzione “presa diretta” è sicuramente la modalità migliore per esprimere quello che si manifesta come un vero atto di forza pacifico, un sollevamento eretico dalle costrizioni formali e accademiche di ogni scuola poiché testimonia la volontà ferrea di aderire alla dichiarazione d’intesa tra le emozioni di qualsiasi natura, da qualunque istanza esse provengano. Non si creda operazione semplice, questa, o ispirata da un riduzionismo ingenuo; è piuttosto un meccanismo di condensazione della parola finalmente feconda, di maturità poetica e di autonomia di pensiero.

La libertà è un esercizio vincente.

Antonella Rizzo

 

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