Aprile 2019

Condivido con voi le iniziative di aprile, sperando di fare cosa gradita…

Venerdì 12 aprile incontrerò insieme ad altri poeti i ragazzi dell’Istituto “Emanuela Loi” di Nettuno nell’ambito dell’iniziativa “Tra Storia e Poesia: donne, libri, e mito, per giovani tentati di leggere”.

Sabato 13 aprile il grande artista Marco Fioramanti presenterà la sua plaquette poetica  “HAI-K.O” nell’ambito della rassegna “L’ora del tè e delle parole” a Sezze, presso Arduini Delizie Setine; sarò la moderatrice dell’evento.

Domenica 14 aprile il mio libro “A dimora le rose” verrà rappresentato, insieme a Roberta Angeloni, Valentina Vetrano, Roberto Ventimiglia e Antonio Veneziani, in un evento performativo ad Aprilia presso l’ex-mattatoio.

Domenica 28 aprile parteciperò al reading “Terra di Palestina. Poesie e musica di pace”, organizzato dall’Ambasciata Palestinese a Roma con il patrocinio del Comune di Lanuvio e di associazioni culturali presso il Parco Berlinguer a Campoleone.

13 pensieri riguardo “Aprile 2019

  1. Ho letto il libretto “HAI-K.O.” di Marco Fioramanti e sinceramente l’ho trovato “terribile”.
    Nella postfazione si legge:
    “Chiunque si aspetti di leggere degli haiku tradizionali, rimarrà piacevolmente meravigliato, sorpreso e persino colpito dagli Hai-K.O. di Marco Fioramanti. Fioramanti, infatti, reinventa l’haiku secondo un personalissimo percorso. Rimane la struttura metrica, certo; ma si aggiunge un titolo, come una didascalia all’immagine contemplata”
    Lo haiku non è una forma poetica che dev’essere “reinventata”. Lo haiku ha caratteristiche e peculiarità che dovrebbero essere rispettate. Sono in tanti oggi che cercano di “snaturare” e “stravolgere” questa straordinaria poetica, molti lo fanno per cercare “scorciatoie” o per imporre “varianti di convenienza” ecc, risulta evidente che non sono riusciti ad arrivare allo “spirito” dello haiku e non hanno colto il senso per il quale da secoli si scrive haiku.
    I componimenti di Fioramanti contenuti in questo libretto non sono haiku.
    La struttura 5/7/5 non basta, è solo una delle caratteristiche dello haiku (e nemmeno la più importante); se si vuole scrivere “pensieri filosofici”, o “massime” o “aforismi” basta chiamarli con il loro nome, lo haiku è un’altra cosa.

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  2. Grazie per la tua critica. Io non sono un’esperta di haiku come te; trovo la plaquette di Fioramanti molto gradevole a una lettura emozionale. D’altra parte faccio lo stesso in campo pedagogico con i miei alunni con i quali mi piace comporre haiku. Conoscendo il vissuto artistico dell’autore si può apprezzare la modernità dell’operazione, secondo il mio giudizio.

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  3. Mah, il contenuto (emozionale, concettuale, intellettuale ecc.) dei componimenti potrebbe essere sicuramente apprezzabile se gli stessi fossero chiamati con il loro nome (“Aforismi”, Massime” o “pensieri filosofici”) appunto.
    Non in questo caso.
    Il problema qui è che l’autore ha voluto “contaminare” qualcosa che non può e non deve essere contaminato. Ha scelto la struttura (5/7/5) ma ha volutamente stravolto la logica dello haiku e, con questa, lo spirito stesso di questa straordinaria poetica. Tutto questo per “voler essere diverso” (anche se è in abbondante compagnia di molti che prendono “scorciatoie”), ma scrivere “queste cose” senza rispettare la logica e lo spirito dello haiku è facile e comodo.
    Purtroppo (io dico: per fortuna) nello haiku non ci si può scrivere tutto e il contrario di tutto.
    Confermo il fatto che trovo questo libretto un “brutto” lavoro, un artista come Fioramanti se lo poteva (e ce lo poteva) risparmiare.

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  4. Vedo che il mio precedente commento a questo articolo non è stato ancora pubblicato.
    A quanto scritto, vorrei aggiungere una considerazione al tuo commento, Antonella.
    Nella tua risposta scrivi:

    “D’altra parte faccio lo stesso in campo pedagogico con i miei alunni con i quali mi piace comporre haiku”

    Vorresti dire che insegnando la poetica haiku ai tuoi alunni, invece di spiegare qual’è lo spirito e la logica del mondo haiku, gli insegni a comporli stravolgendo l’essenza stessa di questa poetica, trasformando quella che dovrebbe essere la “spinta” verso l’haiku in un contenitore dove mettere i più svariati componimenti, mescolando “pensieri”, “massime” e “aforismi”?

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  5. Io l’ho approvato, non so perchè non compaia, ho eseguito l’operazione dal cellulare. Per quanto riguarda i bambini, il mio intento è quello di avvicinarli agli haiku per favorire l’introspezione e l’osservazione della natura. Chiaramente non posso essere purista nella metrica trattandosi di bambini di 5-10 anni anche se i più grandi considerano il rispetto della metrica come un atto di “responsabilità”. Per quanto riguarda Fioramanti, l’autore non ha nessuna pretesa di essere un haijin, la collana in cui è inserito il libro è di poesia breve. Lo trovo un divertissement prezioso, poi si potrebbe parlare all’infinito ma escludo il reato di “pubblicità ingannevole”. Anzi, correggo il mio post sostituendo la parola haiku con plaquette, a scanso di polemiche.

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  6. Vedi Antonella, tu mi parli (sulla parte del commento dedicata ai bambini) della “metrica”, il problema però non è sulla metrica (elemento importante, ma non il più importante), il problema vero è sullo “stravolgimento” dello spirito dello haiku e sul fatto di snaturare la sua logica e la sua peculiarità di base: il “qui e ora” con tutto quello che ne consegue.
    Il fatto che ti riferisci a bambini dai 5 ai 10 anni, dovrebbe sensibilizzarti maggiormente a questo problema; il modo e la logica con la quale loro si avvicinano a questa poetica e la sviluppano nel corso dei primi mesi/anni è fondamentale. Di conseguenza è importantissimo che non mescolino logiche e concetti distantissimi: lo haiku non è ne un pensiero filosofico, ne una massima ne un aforisma.
    Leggere pertanto la tua frase:

    “D’altra parte faccio lo stesso in campo pedagogico con i miei alunni con i quali mi piace comporre haiku”

    Mi lascia alquanto perplesso, oltre che preoccupato.

    Tu chiudi poi “a scanso di polemiche” ma io ti confermo assolutamente che io non voglio affatto creare polemiche, vorrei soltanto evidenziare una problematica che emerge dalla scelta (volontaria e specifica) di definire haiku qualcosa che, a parte la struttura (5/7/5 che in questa caso non sembra avere un senso) non ha nulla a che fare con lo haiku.
    Per tornare all’opera di Fioramanti quindi, io non ho mai parlato di “pubblicità ingannevole”, è un termine che hai introdotto tu. Posso però dirti che tu puoi anche correggere il tuo post sostituendo (come tu dici) la parola “Haiku” con “plaquette”, sul libro di Fioramanti, tuttavia, sotto la scritta “HAI-K.O.”, si legge “Haiku contemporanei” (precisazione che rimane limpida e indelebile) e i componimenti in esso contenuti non sono Haiku.

    Non sei d’accordo?

    Per chiarire il tuo pensiero, anche per i lettori che stanno seguendo questo post, potresti esprimerti in modo più chiaro su questa domanda.
    Anche se dici di non essere un’esperta di Haiku ha comunque affermato che lo insegni ai bambini, operazione ancora più importante e soprattutto delicata. Ti chiedo quindi:

    Tu pensi che i componimenti di Fioramanti contenuti nel libro “HAI-K.O.” che verrà presentato domani (e che tu sarai moderatrice dell’evento) siano Haiku?

    Confido che con la tua risposta compaia anche il mio commento precedente, che ancora manca.

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  7. È difficile esprimere concetti profondi e complessi in poche righe. Per quanto riguarda i bambini il mio intento è di valorizzare la sensibilità e favorire lo sviluppo dell’intelligenza emotiva. Per questo faccio leggere loro haiku classici, facciamo dei percorsi geografici e antropologici insieme, ci mettiamo in giardino, ascoltiamo i suoni della natura. Non si insegna a quell’età, ma anche qui il discorso meriterebbe una trattazione specifica, non mi accosto con superficialità a nessun argomento. Quella di Marco è poesia breve che si riferisce agli haiku in maniera mai pretestuosa. Apprezzo i tuoi interventi garbati comunque, purtroppo non posso dedicare il tempo che vorrei a queste conversazioni.

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  8. Bene, se non hai tempo per queste conversazioni, lasciamo perdere (il blog però è tuo, come è tuo il post in questione).
    Quello che era da dire da parte mia è stato detto, la tua affermazione che i componimenti di Fioramanti sono “poesia breve che si riferisce agli haiku in maniera mai pretestuosa” è una NON risposta e, tra l’altro, non risponde a verità.
    Il fatto è che proprio lui li definisce “Haiku contemporanei”; se lo fa in modo ingannevole, pretestuoso o presuntuoso, lo lasciamo valutare ai lettori.
    Ti lascio ai tuoi impegni

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  9. Guarda, ti rispondo dalla sala di attesa del medico, comunque la mia non è una chiusura né ho intenzione di fare la diplomatica. Io non posso entrare nelle reali intenzioni di una persona, dovresti chiedere all’autore il significato della sua opera. In questo evento svolgo la funzione di moderatrice e le mie impressioni sono di una persona che non riveste una posizione autorevole nel settore; ho ascoltato con attenzione le tue osservazioni tant’è che ho apportato una modifica al post. La mia intenzione era quella di informare sugli eventi in corso ad aprile ai quali partecipo.

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  10. Vorrei, rassicurarti, se posso. Non volevo una tua risposta come “persona che riveste una posizione autorevole nel settore”. Volevo una tua risposta come persona, punto. Come lettrice, punto. Volevo una tua risposta anche e soprattutto perché nel tuo primo commento hai aggiunto quella frase sui bambini, ed era interessante capire come consideravi i componimenti di Fioramanti.

    Ho apprezzato molto la tua affermazione “non mi accosto con superficialità a nessun argomento”, e il fatto che non ti sei sbilanciata troppo sulle mie considerazioni e sulla mia domanda, fa capire che qualche perplessità su come vengono definiti i componimenti di questo autore l’hai avuta anche tu.

    Detto questo, tu scrivi:
    * “Per quanto riguarda Fioramanti, l’autore non ha nessuna pretesa di essere un haijin, la collana in cui è inserito il libro è di poesia breve”.
    a ancora:
    ** “Io non posso entrare nelle reali intenzioni di una persona, dovresti chiedere all’autore il significato della sua opera”.

    e queste sono comunque affermazioni/posizioni

    solo per queste, ti rispondo:

    *La collana in cui è inserito il libro può essere chiamata come si vuole ma i primi tre volumi sono di Haiku, questo viene definito dallo stesso sottotitolo “Haiku” e il prossimo (che è appena stato stampato) è nuovamente un libro di haiku. Quindi tutti i 5 volumi (su 5) della collana sono definiti “volumi di haiku” (Poi è discutibile se tutti i cinque volumi contengano o meno haiku) ma sul fatto che gli autori li considerino tali non c’è alcun dubbio).

    **Non c’è nessun bisogno di entrare nelle intenzioni della persona e/o di chiedere a Fioramanti il significato ecc. L’autore ha già detto tutto quando ha scelto per tutti i suoi componimenti la struttura 5/7/5 e quando ha definito tali componimenti “Haiku contemporanei” come sottotitolo.

    Come vedi, dal punto di vista dell’autore è tutto chiaro.
    Dal mio punto di vista, tutto è altrettanto chiaro.
    Ti invito, se tu hai invece qualche dubbio, a chiarirti perché la questione è tutt’altro che banale.

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    1. Sono cauta sugli argomenti che non padroneggio completamente infatti. La questione del contemporaneo è una strada accidentata in tutti i settori dell’arte (come la lirica contaminata con il pop) perché spesso la natura iniziale di una forma d’arte cambia per il contesto culturale. Credo che Fioramanti accosti le sue composizioni alla definizione haiku per alcune caratteristiche formali, il risultato è piacevole comunque si voglia chiamarle. Io, nella mia esperienza con i bambini compio tutto un altro tipo di speculazione perché il mio intento è quello di fermare la frenesia nella quale vivono e compiere un lavoro di ascolto e di introspezione, se da questo poi si svilupperà in alcuni un interesse particolare sarò la prima ad indirizzarli a esperti del settore.

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  11. Gentile Antonella, il tuo pensiero è chiaro e la tua impressione sul libro di Fioramanti ( “il risultato è piacevole comunque si voglia chiamarle” ) lo è altrettanto.

    Personalmente non sono per niente d’accordo sulla piacevolezza, anzi, proprio in virtù del fatto che lo haiku è una poetica molto importante e nel contempo molto difficile, vederla snaturare (troppo spesso per “pura convenienza”) mi provoca l’effetto contrario,
    Provo infatti la sensazione opposta alla tua: un nitido fastidio nel leggere questi componimenti che solo ed esclusivamente in funzione di una struttura 5/7/5 (in questo caso quasi “assurda” e “irrispettosa”) vengono spacciati per haiku.

    Poi, ognuno si ferma al grado di “superficialità” o di “profondità” che preferisce.

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