13 aprile 2019

Riferirsi al Sessantotto come momento spartiacque per la civiltà moderna è segno di radicalizzazione. Ammesso che degli effetti negativi ci siano stati come in tutti i fenomeni di massa ( il fallimento della democratizzazione scolastica, per esempio ), il rimando negativo a un periodo che ha comunque favorito l’autocoscienza del corpo di cui tutti hanno beneficiato, destra e sinistra, atei e credenti, è stridente. Appellarsi alla deriva relativista è fazioso e strumentale. Forse questo è il tempo della doppia morale, ma anche questo non è un fenomeno sconosciuto alla Storia. Il nichilismo che avversa Ratzinger è praticamente una questione religiosa che ha come soluzione finale la fine dell’ecumenismo con una forte nostalgia per l’aristocrazia nera. E il ritorno a un Cristianesimo profondo e originario non richiama la fine del laicismo che strizza l’occhio agli Stati come la Polonia? Tra l’altro credo che l’impianto legislativo sia lo specchio del contesto morale di una civiltà e possiamo ritenerci in continua evoluzione in questo senso. Non si imboccano le masse con le pillole filosofiche che contengono “parole chiave”, caro Ratzinger.