Giugno ad Aprilia

Venerdì 9 giugno ore 18.30 “Sotto il tappeto persiano” di Giuseppe Taddeo al Caffè Culturale di Aprilia

Sabato 10 giugno ore 17.30 “Cinque poeti al cortile del borgo” incontro poetico con Stefania Battistella, Franca Palmieri, Antonella Rizzo, Beppe Costa, Alessandro Galli

Aleppo c’è 

Sono molto orgogliosa di aver dato il mio contribuito poetico all’antologia”Aleppo c’è”, curata dal collettivo Bibbia d’Asfalto – Poesia Urbana e Autostradale, in cui si è chiesto a scrittori e poeti di denunciare la tragedia umanitaria della Siria, prendendo come simbolo Aleppo, centro di carneficine e orrori che si sono susseguiti per mesi, interminabili e lunghissimi mesi, sotto i nostri occhi, impotenti ma offesi, immobili ma sensibili.

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Il ricavato andrà a supporto di Medici Senza Frontiere, l’organizzazione umanitaria che nasce nel 1971 per volere di un gruppo di medici e di giornalisti desiderosi di creare un’organizzazione medica d’urgenza libera nelle parole e nelle azioni.

Hypatiae Festival 2017

Parteciperò al Festival “Hypatiae 2017” con la plaquette “Lettera di Ipazia a Teone” di prossima pubblicazione per Fusibilia Libri e la performance teatrale “Bavaglio” con Fabrizia Ranelletti. La gioia di chi ama contaminarsi.

http://www.hypatiae.com/?page_id=967cervelloHypatiae Festival 2017, dedicato al Cervello, dal 20 al 22 Ottobre a Piazza Plebiscito: Artisti e Scienziati per un Festival di Cultura Pubblica. Il Festival fa parte della Rassegna Itinerante, patrocinata anche dall’Unesco, “la Luce nell’Arte e nella Scienza” che dopo Pavia, Genova, Pozzuoli e Minori farà tappa a Napoli a Piazza Plebiscito.
Opera creata dall’artista Marisa Vanetti.

Hypatiae Festival sarà dedicato al Cervello, in tutte le sue declinazioni emozionali, razionali e di creatività.
Il festival a tu per tu con il cervello avrà quattro aeree:
Emozione…Rosso
Ragione…Azzurro
Creatività…Giallo
Sessualità…Verde.

Il Festival sarà a Napoli, in Piazza Plebiscito, posto prestigioso e di grande bellezza per ospitare al meglio la Cultura Pubblica e porterà la cultura nella vita dei cittadini, mediante il divertimento, la passione e la sperimentazione con un ricco e variegato panorama di iniziative. Il Festival renderà PUBBLICA la CULTURA, grazie alla varietà degli argomenti trattati e alla partecipazione attiva alle iniziative in programma, accessibile a tutti: al grande pubblico di diverse età, agli studenti e agli esperti.

Dialoghi appassionati, Momenti Conviviali, Conferenze Artistico-Scientifica, Laboratori di Arte e Scienza Pubblica, Performances Artistico e Scientifica, Cene Artistico-Scientifica, sorprendenti racconti dai confini della conoscenza, sono iniziative dell’associazione e protagonista è sempre la cultura intesa come sensibilità alla bellezza nell’arte e nella scienza. Artisti e scienziati sono di volta in volta chiamati a interagire con il pubblico, facendo partecipi uomini e donne del loro sguardo appassionato sulla realtà per osservarla e interpretarla, ognuno con le proprie energie intellettuali e la propria sensibilità personale. Tutto questo vuole contribuire ad una cultura attiva e propositiva che ha la cifra particolare della creatività e della concretezza.

“Oltre il buio” alla Casa delle Letterature

Oggi, insieme a Dona Amati e Maria Carla Trapani ho potuto dare il mio casa delle letteraturemodesto contributo al progetto “Appendere ad Arte” della instancabile Laura Lucibello. Nella meravigliosa cornice della Casa delle Letterature ho rincontrato dopo un paio d’anni Catherine Louise Geach, un’artista che voglio farvi conoscere attraverso la narrazione della sua vita straordinaria.

“Kampot Traditional Music School for Orphaned and Disabled Children – Khmer Cultural Development Institute” è un organizzazione umanitaria Cambogiana senza scopo di lucro, i cui dipendenti sono tutti di nazionalità Cambogiana, fondata nel 1994 da Catherine Geach (violinista Inglese) durante la guerra civile per conservare la musica e la cultura tradizionale Cambogiana e per assistere e aver cura dei bambini orfani e disabili senza parenti o casa.
Nei primi anni novanta, Catherine Geach, da sola all’età di 18 anni, si recò in Cambogia per redigere un rapporto sulla violazione dei diritti del Uomo da parte dei Khmer Rossi, come protesta contro il sostegno di cui godevano i Khmer Rossi all’interno della comunità internazionale. Al diretttore dell’Università delle Belli Arti della capitale Phnom Penhfu chiesto di tornare ad insegnare, poiché quasi tutti gli insegnanti di musica occidentale erano morti. Dopo la compilazione del rapporto, all’età di 19 anni, Catherine si laureò violinista concertista alla Royal Academy of Music di Londra e tornò in Cambogia grazie al finanziamento ricevuto in seguito all’assegnazione del premio per la pace (Bernard Brett Peace Bequest). Cominciò, così, ad insegnare il violino nel dipartimento occidentale dell’Università di Belle Arti.
La musica tradizionale Cambogiana corre il grave pericolo di scomparire per sempre, perché la morte di così tanti musicisti durante il genocidio ha reso molto vulnerabile questo eredità culturale, trattandosi di una tradizione orale trasmessa di generazione in generazione dal Maestro all’allievo.
Negli anni in cui Catherine ha insegnato musica tradizionale Cambogiana agli ex-soldati non vedenti mutilati di guerra in un centro di riabilitazione si è resa conto che la musica ha un effetto molto profondo e positivo su questi uomini e vivendo in un villaggio molto povero senza acqua o elettricità ha toccato con mano l’effetto della povertà sui bambini. Sulla base di questa esperienza ha deciso, allora, di fondare una scuola per la conservazione della musica tradizionale Cambogiana e la cura dei bambini orfani e disabili. Ottenendo l’autorizzazione dal Ministero della Cultura ha fondato un’organizzazione senza scopo di lucro e ha dato inizio alla ricerca per i fondi. Nel corso di questi anni muore quasi tutta la sua famiglia in Inghilterra (tranne sua sorella) e grazie all’eredità ricevuta riesce a proseguire la propria attività come volontariato.
Nel frattempo il sindaco della città e Provincia di Kampot (Sud-Ovest della Cambogia) dona a Catherine un pezzo di terra nel centro di Kampot, ma Kampot in quel tempo fu colpito della guerra civile, perché i Khmer Rossi avevano la loro roccaforte nelle montagne vicine. In quel periodo non si poteva viaggiare dopo le ore 15 e spesso la strada principale fra la capitale e Kampot veniva bloccata a causa dei bombardamenti. Durante la costruzione della scuola, si avvicendò al potere un nuovo sindaco, che insieme con altri ufficiali cercò di ottenere una percentuale dalla costruzione della scuola, ma Catherine rifiutò e subito venne minacciata di rapimento e morte. Decise, quindi, di rivolgersi al Ministro dell’Interno per denunciare tale situazione. La scuola fu così costruita con i fondi dei governi Britannico, Giapponese e Canadese e fu completato nell’Agosto 1994, dando avvio al suo programma di “restauro” della musica antica e della cura dei bambini. Per la cerimonia d’inaugurazione il Kampot fu considerato troppo pericoloso, tanto che nessun rappresentante dei tre Paesi donatori presero parte alla cerimonia. Soltanto nel 2002 quando il 4 edificio fu costruito, l’ambasciatore giapponese presenziò all’inaugurazione!
Presto la scuola si è sviluppata, aggiungendo anche le discipline della danza antica ed del teatro antico.
Il Kampot Traditional Music School è stata la prima scuola del suo genere al di fuori della università delle Belle Arti. Soltanto 7 grandi Maestri di Musica e 5 Maestri di ballo sono sopravvissuti al genocidio.
La scuola è situata in un giardino pieno di fiori ed alberi e laghetti ed è un oasi di pace e cultura. Nel 1995, il Kampot Traditional Music School ha vinto il premio dell’UNESCO ed è tutt’ora considerato un modello per il resto della Cambogia per la conservazione e sviluppo del patrimonio artistico.
Oggi la scuola garantisce l’insegnamento di musica, ballo e teatro ad oltre 400 bambini poveri della Provincia di Kampot. Allo stesso tempo viene insegnata musica a 11 bambini non-vedenti di cui 4 vivono nella scuola con altri 16 bambini orfani, grazie al programma Residenziale a lungo termine. I bambini orfani e disabili del programma Residenziale seguono il Curriculum Artistico e vanno a scuola per lezioni scolastiche, ricevono le cure vivono nella scuola dall’età di 6 anni finché non iniziano a frequentare l’Università oppure finchè non trovano un lavoro.

In nome di Ipazia

Il reading performativo Bavaglio è liberamente tratto dalla plaquette “Lettera immaginaria di Ipazia a Teone”, scritta da Antonella Rizzo ed edita per Fusibilia libri. Sfondo integratore della narrazione è l’appassionato testamento spirituale che Ipazia riassume in una lettera al vecchio padre. Fabrizia Olimpia Ranelletti, con la sua brillante sceneggiatura, intende creare un punto di contatto e di comunicazione tra scienza e umanesimo che trova la massima rappresentazione nella figura di Ipazia d’Alessandria, matematica e filosofa (370 – 415). 

Si esamineranno figure artistiche legate alle arti visive, letterarie e musicali che hanno contemplato nei loro interessi anche la matematica e l’astronomia come Leonardo da Vinci, Giacomo Leopardi, Pink Floyd; la filosofia verrà rappresentata da temi filosofici e sociologici come il platonismo e il concetto di alterità. La privazione della libertà sarà il triste epilogo di un esame storico che sottolinea la tragedia dell’eterno bavaglio inflitto come castrazione al libero pensiero.

Bavaglio è una delle performances inserite nel progetto interdisclipinare “Il moto del sapere” curato dall’associazione Hypatie arte e scienza proposte al Festival della Scienza di Genova 2017 e nell’Hypatie Festival, rassegna itinerante a cura della stessa associazione.

Interpreti

Antonella Rizzo – Ipazia

Fabrizia Olimpia Ranelletti – Corpo, non proprio, celeste

Voce fuori campo Alessandro Galli