Al Premio Letterario Merck l’opera di Paolo Zellini — CulturaMente

Il Premio Letterario Merck, voluto dalla omonima azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, è dedicato a saggi e romanzi pubblicati in italiano che sviluppino un confronto ed un intreccio tra scienza e letteratura. Per i giovani l’azienda ha previsto una sezione del Premio a loro dedicata: La scienza narrata, dove agli alunni partecipanti all’iniziativa […]

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Su Culturamente il mio primo articolo dell’anno “Londra: la forza lavoro è donna e indossa l’hijab”

http://www.culturamente.it/societa/donne-hijab-londra-femminicidio/

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A Londra thijab rionfa il hijab in tutte le sue versioni. Mentre in Italia ci affanniamo con i soliti sofismi sull’intimità delle culture altrui, sulla realtà celata dietro all’immagine, qui crolla miseramente ogni posizione ideologica.

La verità è che la forza lavoro circolante nella City è donna e veste in hijab.

I soliti polemici parleranno di sottomissione chic, come lessi tempo fa su un editoriale de Il Foglio, ma il pragmatismo dei londinesi non concede spazio alle speculazioni sociologiche e mediatiche dei nostri esperti. Tanto più che proprio enfatizzando determinati comportamenti sociali si indirizza il pensiero delle masse e questo mi rende diffidente verso i detrattori del “burkini“.

La verità è che mi sono sentita a mio agio a farmi consigliare il colore del rossetto da questa ragazza da non subire nessun impatto emotivo.

Le donne in questione, in maggioranza giovani, svolgono tutti gli impieghi comuni che muovono l’economia e i servizi di una città immensa e cosmopolita come questa. Un esercito di cameriere, impiegate, commesse di grandi magazzini, giornaliste abbigliate in tutte le versioni del velo islamico nelle sue diverse tipologie e impreziosito in alcuni casi da vere fashioniste.hijab

Eppure il british style rimane inossidabile nella sua particolarissima atmosfera natalizia, fiero di resistere nei secoli e per nulla intimorito dall’umanità circostante.

Attentissime ai particolari scoperti del viso le nostre “hijabiste” fanno uso del maquillage più alla moda: un sapiente contourig del viso, ciglia finte, smoky eyes, un trucco sofisticatissimo che rivela una femminilità intensa e definita. Si relazionano con competenza, affabilità, naturalezza.

Trattiamo sul prezzo, chiedo consiglio sulle taglie. Nella grande catena di abbigliamento Primark sono l’ottanta per cento delle lavoranti e tutte al di sotto dei 30 anni.

Sinceramente, penso alla nostra Italia dal grande cuore che fa di tutto un grande plastico da portare in televisione, sviscera situazioni e organizza crociate ma non consentirebbe mai una donna in hihijab jab di partecipare alla vita economica del paese.

Si solleverebbero dibattiti lunghissimo su crocifissi nelle scuole e presepi e sul pericolo del ritorno del felice Saladino, su quello che avviene nelle loro case, sull’interpretazione ortodossa o liberale del Corano e sull’Iran, sulla democrazia oscurata dagli ayatollah.

Penso in un attimo che la civilissima Europa ha un tasso di femminicidi vergognosamente elevato e che addirittura i Paesi come Danimarca e Norvegia hanno una percentuale di omicidi nei confronti delle donne più alto che in Italia.

E allora l’aiuto concreto alle donne, qualsiasi sia il loro retaggio, va dato coinvolgendole nella vita sociale, senza limitazioni aprioristiche, in modo che possano sviluppare gli strumenti per operare con una coscienza autonoma ed essere libere dal bisogno. Per me la libertà è quella che appare agli occhi con naturalezza, senza celata presunzione di innocenza o colpevolezza: rischierei la paralisi del pensiero.

Antonella Rizzo

Il “Notturno bizantino” di De Pascalis Su CulturaMente

http://www.culturamente.it/2016/09/notturno-bizantino-la-fine-di-un-impero-luigi-de-pascalis-la-lepre-edizioni.html

Libro : Notturno Bizantino di Luigi De Pascalis

Il suo ultimo romanzo Notturno bizantino.La lunga fine di un impero, candidato al Premio Strega 2016, segue di un anno l’ultima pubblicazione per la stessa casa editrice che si contraddistingue per le sue scelte editoriali di grande spessore letterario. Dal tragico epilogo di un impero, narrato nei modi del grande storico, si sviluppa un disegno concentrico di riflessioni, principi filosofici, estetici, di vita assimilabili all’opera portante di una corrente mistica, tanto il carattere universale e al contempo iniziatico del romanzo è sottilmente palesato. La considerazione inizialmente più evidente è legata al lavoro certosino dell’autore nel reperire fonti testimonianze utili alla ricostruzione minuziosa di quei tragici ricorsi storici, cari persino allo scenario della situazione geopolitica odierna. Ma nell’eterno scontro di culture, in quei frammenti di Pangea che affermando la loro identità vengono irrigati da lacrime e sangue, accade di ritrovare la verità filosofica di un essere umano ancora in preda agli esperimenti alchemici tesi a raggiungere l’armonia universale, lontana dall’Essere ma centrata ancora sull’Avere.
Il costrutto storico fornisce in questo caso il pretesto intellettuale di affermare attraverso una letteratura aulica le Verità celate nell’espressione ferina dei sentimenti ridotti all’osso, spogliati dal conformismo della quiete e della pace. Le chiavi di lettura a questo punto sono molte, a diversi livelli, e si propongono al lettore in base al suo stadio di coscienza: possono sedimentarsi a livello materialista-sociologico o favorire l’illuminazione finale in un contesto di pensiero antroposofico moderno. De Pascalis ha una grande abilità nel muoversi dialetticamente in questo dualismo e usa un virtuosismo letterario di classe per rispondere ai quesiti più immanenti della storicità come potrebbe essere la composizione di una polvere da sparo e adottando invece un atteggiamento ermetico, cabalista, aristocratico quando a parlare è la dimensione spirituale dei sentimenti e dell’agire umano. Lucas Pascali, protagonista del romanzo, attraversa l’inferno di una esistenza tormentata tra le rovine del grande impero bizantino, compiendo un viaggio iniziatico di una durezza incredibile e attraversando un mondo smantellato dalla logica, dove la pietas si compie nel ricordo doloroso e impossibile di ciò che non può essere vissuto, a causa dell’economia della Storia e della contingenza umana.
Di contro, se la Rivelazione è figlia della conoscenza deve essere presente nel corpo incorruttibile dell’Idea; c’è nel sincretismo pagano della Fratria e nel suo carattere neoplatonico la risposta all’agonia dei corpi mortali, una dichiarazione di intenti chiara del percorso umano e spirituale di Lucas. Egli attraversa la carnalità con l’atteggiamento del mistico e non del corruttore percorre la sua strada abbracciando l’ascetismo melanconico del non-sentimento di Teodora, figura chiave delle narrazione. Una donna che sublima l’amore nella ricerca della vera Scienza e ripercorre nell’anima fatta a pezzi il supplizio della stessa Ipazia, martirizzandosi però per sua stessa mano nell’atto disperato di evitare la schiavitù morale al figlio Ieroteo. E’ con il racconto delirante degli ultimi attimi della sua vita senziente che la figura ultraterrena di questa donna, ormai spettro della sua coscienza, regala alla narrazione il culmine del climax e la nuda sacralità del miracolo letterario dopo la meticolosa descrizione degli avvenimenti storici.
Ci si trova di fronte a un’opera di grandi proporzioni che nei momenti salienti sa ridurre al principio primo e generatore i grandi temi dell’esistenza umana.
Antonella Rizzo

Su Giroma la mia recensione a “Miles.Poesie in presa diretta”

http://www.giroma.it/index.php/2012-04-06-21-41-13/libri/5379-giromalibri-miles-poesie-in-presa-diretta.html

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L’opera di Claudio Marrucci “Miles. Poesie in presa diretta” per Fusibilia libri è un necessario maremoto creativo nel panorama della poesia contemporanea.Esiste fortunatamente una zona franca dell’arte dove il meticciato culturale rappresenta la regola, un luogo ideale di sperimentazione dove vengono a mancare le barriere dogmatiche tra espressività e tecnica. Il libro è scaturito dalla partecipazione dell’autore al Festival di Performazione Nostos organizzato dall’artista-attore-performer Antonio Bilo Canella ed è arricchito dalla prefazione di Alberto Toni, poeta contemporaneo e dalla postfazione di Maria Borgese, danzatrice e performer.

La vocazione performativa di Claudio Marrucci mi ricorda il lavoro di Peter Larsen, un biologo ricercatore che, esaminando le variazioni di alcune popolazioni di microrganismi viventi nelle acque della Manica, scoprì che erano dotate di una certa armonia; invece di quantificare tali cambiamenti sui grafici convertì in musica i dati e, ispirandosi alle improvvisazioni bebop, produsse alcuni brani jazz. Intuizioni comuni anche agli artisti visivi: al Mart di Rovereto nel 2008 fu allestita la mostra “Il secolo del jazz, da Picasso a Basquiat”. Si trattava di un tema nuovo per la museografia italiana e di grande interesse culturale che riguardava la relazione tra arte e musica. Celebre esempio è il quadro di Piet Mondrian “Brodway Boogie Woogie”, una trasposizione figurativa di musica e danza che ha lo scopo di riprodurre il frenetico ritmo del Boogie-Woogie suggerendo un effetto di vitalità della Broadway durante gli anni 40.  Marrucci, poeta sensibile e intellettualmente agile da sempre, ha colto l’essenza vera della performazione e ha composto questi testi sulla base di questo principio di corpo mistico qual è l’azione creativa autentica: un organismo vivente, sessuato, pensante che attraverso la registrazione emotiva dei flussi emozionali crea infinite propaggini espressive, coreografie vive di microbi, note o parole. L’esperimento letterario di Marrucci va a colmare quel grave ripiegamento autoreferenziale della poesia contemporanea attraverso questa operazione di purificazione ideologica, di autenticità del gesto e dell’ascolto.

La mia parola ti invoca e dalla profondità dello spirito / costruisce un castello dorato che domina boschi, armenti e campi arati / per favore, non trasformiamolo, in una prigione di marmo.

E’ una produzione lirica spogliata dall’artificio strumentale dell’uso del linguaggio e dall’affabulazione compiacente. Come nella scrittura dei testi musicali l’attenzione alla sonorità della parola-verso gioca un ruolo fondamentale e si rivela nella semplicità del giro armonico delle parole che segue la filosofia del jazz modale di Miles Davis, nello stesso tentativo di liberarsi dalle gabbie degli accordi lasciando lo spazio massimo all’improvvisazione. Atto artistico da cui scaturiscono infinite suggestioni che, partendo dalla purezza di ogni parola-accordo, centro tonale della composizione letteraria e musicale, creano quella malinconia intensa presente nella poetica di Marrucci così come nelle composizioni di Davis. La locuzione “presa diretta” è sicuramente la modalità migliore per esprimere quello che si manifesta come un vero atto di forza pacifico, un sollevamento eretico dalle costrizioni formali e accademiche di ogni scuola poiché testimonia la volontà ferrea di aderire alla dichiarazione d’intesa tra le emozioni di qualsiasi natura, da qualunque istanza esse provengano. Non si creda operazione semplice, questa, o ispirata da un riduzionismo ingenuo; è piuttosto un meccanismo di condensazione della parola finalmente feconda, di maturità poetica e di autonomia di pensiero.

La libertà è un esercizio vincente.

Antonella Rizzo