Simone de Beauvoir, l’esistenzialista da “Lilith e il nuovo femminile: storie di donne dal passato”

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Amo Simone come nessun’altra al mondo. Mi dà forza pensare a un’astro pensante e imperfetto come lei, mi conforta l’idea che chiunque venga flagellato dalle frustrate del conformismo può rivolgere il pensiero a lei, come un pellegrino verso la Kaaba.

Simone, figlia di una borghesia benestante e colta lega il suo destino a uno dei più grandi pensatori della modernità, Jean Paul Sartre, senza però rivestire un ruolo gregario o di secondo piano anzi, per certi versi, addirittura più determinante di quello del grande filosofo. Creatrice del manifesto femminista “Il secondo sesso” , nulla ha da spartire con le donne che raccolgono la sua eredità in modo maldestro.

Simone è di una bellezza indiscutibile che oscura l’aspetto trasandato di Jean-Paul ma la sua anima, tra circonvoluzioni di passioni erotiche e mentali, rimane fedele a quella del suo compagno di viaggio in un continuo  sperimentare la vita nei suoi lati più segreti. Seduta al caffè, elegantissima nei suoi gioielli e nella sua acconciatura raccolta, siede complice accanto al suo divino mentore e al suo “mal de vivre”.

Marie-Jeanne Bécu, contessa Du Barry da “Lilith e il nuovo femminile: storie di donne dal passato”

Come non ricordare tra le discusse Madame della storia la splendida Du Barry?Personalmente, riscontrando in lei i tratti sublimati di eccentriche protagoniste della cronaca rosa, trovo che sia di una modernità sconvolgente. La magnetica Jeanne, figlia di altrettanto fiore in odore di perdizione, crea il vuoto a Versailles tra le favorite e le legittime donne del Re. Lei, che dai postriboli fumosi conservava intatta quella sensualità e quel candore che le grandi seduttrici possiedono. Lei che sa aspettare il suo momento devota tra l’odio pressante della Delfina Marie Antoinette e gli intrighi di corte. Ma il re, che conosceva il valore della vita e della bellezza la riabilita, mandandola sposa al Du Barry per farla rientrare a corte come amante prediletta superando il pregiudizio del suo passato indecoroso. Ma tra momenti di gloria e confini obbligati la sua testa cade nel bagno di sangue della grande Rivoluzione, accanto a quella di Maria Antonietta. Troppo plebea per essere amata dalla corte ma troppo aristocratica per gli insurrezionisti. E penso sorridendo alle nostre Signore di recente nobiltà…

Il sonno di Salomè

Salome’ dormiva sonni agitati. Donna a tutti gli effetti, pura e carnale come il piu’ raro fiore d’Oriente, sognava l’amore e la vita. La storia l’ha punita con l’infamia, come tutti coloro che emanano luce ma non sanno difendersi dal proprio calore. E’ l’elogio dell’imperfezione, della materia cruda ancora appendice di un ventre materno invidioso della sua stessa creazione. Pensando di riscattare la gregarieta’ si incatena alla violenza del suo destino, fragile dinanzi al miraggio troppo ambizioso della liberta’. E cosi’ che la sua sorte si consuma: in quell’ultima, irripetibile danza cade l’onore di Salome’ insieme alla testa del Battista.

Ma i suoi non erano sogni di peccato.

Lilith e il nuovo femminile: storie di donne del passato

Amo le figure controverse delle grandi donne del passato iniziando naturalmente da Salomè. Scoprirle nella loro vera essenza è stato riappropriarsi di un femminile intriso di umanità e di sentimenti ambivalenti, senza i maldestri e deboli tentativi di affermare uno status falsamente dignitoso e ipocritamente liberato presente ancora nella società odierna. Donne in possesso di intelligenza, carnalità, ambizione  ma dotate soprattutto della capacità di modificare destini inevitabili affidandosi a una forza dionisiaca, passionale e da un’istinto creatore capace di riscattarle da qualsiasi condizione.