30 aprile 2017

Quella che chiamano “informazione libera”, veicolata dai social nella maggior parte dei casi e che comprende in larga misura menzogne, notizie distorte, bufale, insinuazione di complotti costituisce l’altra faccia del potere (anche economico), un sottobosco pericoloso organizzato come una formazione paramilitare. Ho ridimensionato il mio giudizio su tante persone grazie alla visibilità e alla circolazione libera delle loro idee, francamente in imbarazzo per l’ortodossia dei loro editti. Detto questo, ho l’impressione che ci sia comunque molto pudore ad esprimere veramente quello che si pensa e, oggi come ieri, in politica ci si trincera sempre dietro al detto “Roma ladrona” piuttosto che ammettere un pensiero positivo o riconoscere con semplicità un’evidenza.

Credo che oggi questo sia stato ampiamente dimostrato anche se le polemiche non mancheranno, inevitabilmente.

Di Massimo…

Io di Massimo ricordo il modo gentile con cui cercava di non ferire la sensibilità di nessuno. La sua tempra forte di uomo venuto dalla terra, dolori come zolle da rimestare. Così in difetto con la sua sopraggiunta posizione di autorevolezza da dover scontare in ogni momento con atti garbati. Eravamo  contenti di incontrarci agli eventi di poesia per dissacrare bonariamente gli intellettuali ingessati e la politica mondiale giocando a fare i nostalgici del comunismo reale, tu,  vero ragazzone politicamente scorretto e generoso fino al midollo.
Sono felice di aver presentato il tuo libro La terra di tutti a Velletri insieme al caro amico comune Marco Onofrio e di aver ricevuto le tue belle parole alla mia presentazione solo un mese fa, da Lettere Caffè.  Era autentico il tuo entusiasmo verso l’arte degli altri e il tuo bisogno di essere in pace con tutti, tu che avevi perso il bene più prezioso e ti scandalizzavi di certe conseguenze del narcisismo umano.

Ci mancherai, sul serio stavolta.

​Una donna, un uomo, che si professano seguaci o semplici simpatizzanti di ideali elevati devono essere emancipati totalmente dalle dipendenze.  La dipendenza più grande è quella dalla propria soggettività: andare invece controcultura, se necessario, per affermare la giustizia. Poi viene quella legata al narcisismo che diventa il padrone e il modulatore dell’emotività nei rapporti con gli altri. Si può sopravvivere anche senza spargere l’ego come una pestilenza, credetemi.

Marseille

Mi è piaciuta molto Marsiglia. È una città senza lacci. Non ho mai visto tanta creatività, tubi trasformati in alberi di glicine, citofoni ricoperti di cartapesta e tutti diversi, nello stesso condominio. Gli abitanti sanno che fingersi bohemienne è un richiamo per turisti e i giovani francesi scuotono i ricci seduti sui gradini dei negozi, fintamente emaciati con il pomo d’Adamo in vista. Ho immaginato di passare lì un lungo periodo della vita, a osservare i gabbiani da un piccolo attico che guarda il vecchio porto.

Resurrezione

crocifissione

“Crocifissione bianca” M. Chagall

Con la Pasqua il mio abbraccio istintivo è totale.

Cerco ancora una forma compiuta al bisogno di spiritualità, per questo non riesco ad abbracciare nessun dogma ma neanche a evitarmi qualche tentativo di comprensione.  Mentre Natale mi destabilizza nella smania della felicità forzata a tutti i costi e per la mia difficoltà ad apprezzarne la valenza teologica, la Pasqua fiera e guerriera rigenera le speranze sul futuro dell’umanità. È il trionfo di un uomo giusto, di una storia di lotta contro quel potere che ancora oggi si adopera alacremente per annientare la vita fisica e spirituale dei popoli.

È marginale il fatto che sia figlio dell’incarnazione di un Dio o di un uomo. Io non leggo nella sua storia una vocazione al sacrificio inteso come umile rassegnazione in prospettiva di un compenso ultraterreno, quella mitezza dell’Agnello che si fa carne per gli uomini. Io percepisco il suo soffio vitale, l’effatà vigoroso contro la minaccia della morte interiore, la sue tempra rivoluzionaria che imbracciando l’arma del coraggio invita a liberarsi dalla schiavitù della materia senza rinunciare alla Bellezza della vita, la dignità regale della sua morte.

Che poi esista una vita eterna fatta di anime che si rincontrano, di reincarnazioni, di materia che non si distrugge ma si trasforma, di speranze laiche nei valori civili di giustizia e libertà pilastri dell’eternità, tutto ciò non ha importanza.

In nome dell’Arte

12513720_10209189604240168_4744542647726442076_oOLTRE L’INTIMISMO – Lettera pubblica

Mi chiamo Nina Maroccolo e vorrei parlarvi della mia casa. La mia e di Plinio Perilli. La casa di due persone che si dedicano da sempre, e con devozione, all’arte. Siamo profondamente dispiaciuti che questo luogo non venga riconosciuto come “Casa d’Artista”. Non ne conosciamo le vere ragioni, la burocrazia culturale s’abbandona alla propria indolenza e chi potrebbe intervenire non lo fa.
Molto brevemente: il luogo dove viviamo, e dove ci sono i nostri studi, si avvale di oltre 30.000 volumi: una biblioteca ricchissima con libri rari e di qualsiasi argomento. Tutta la parte storica la teniamo in cantina, fortunatamente è asciutta, priva di umidità: circa duemila libri… Opere, arredo, quadri, sculture, bassorilievi, lito, possiedono una lunga storia. E davvero, il Tempo – qui – si ferma nella sua stratificazione, tra le orme degli antenati, di coloro che qui sono stati prima di noi.
Ci sentiamo responsabili nel mantenere intatti questi lasciti, li custodiamo con amore. Contemporaneamente sia io che Plinio elaboriamo le nostre creazioni: e accrescono le stratificazioni del Tempo e le eredità degli avi.
Io sono la più incasinata, sotto certi punti di vista, perché la mia ricerca non si ferma alla scrittura (non sono saggista, né critico letterario e d’arte, come Plinio, il quale nasce, invece, come poeta e sinesteta… anche se è riduttivo incanalarlo solo in queste sfere culturali). Sono incasinata, come dicevo: gli studi artistici mi hanno portata alla passione per la miniatura, la pittura, l’arte sacra, il canto sacro (ho studiato cinque anni come mezzo soprano). Ho avuto gruppi musicali come i Domina!, gli ATEM; poi è arrivato il teatro, Grotowski, la scrittura drammaturgica (che amo moltissimo!), le pièces e le *perfomances*, dalla contemporaneità abusate nel concetto – come la poesia sonora; quando entrambe hanno un passato storico molto complesso, risalente ad almeno due secoli fa. E che pretendono uno studio serio, consapevole, centrato.
Questa casa ha visto nascere il mio amore per la fotografia, il battesimo delle Edizioni d’Arte Musidora con la recentissima, ma da completare, linea di cartoleria. Nella casa degli avi sapienti accadono tante cose, e vorremmo farle conoscere, avere quel permesso *istituzionale* per aprire a coloro che vogliono fermarsi qui, visitare la biblioteca, la stanza della musica, del disegno-pittura; quella dei bambini (con il progetto pedagogico CHILD’S CHORAL), il laboratorio letterario, di cinema e teatro, le sinestesie. Gli studi medesimi… Aiutateci affinché tutto questo possa diventare una bellissima realtà.
Siamo rimasti soli.
Siamo materiale resistente.
Ma fino a quando?
*
Ringrazio chi è arrivato in fondo alla lettera. Ringrazio chi ha suggerimenti, chi ci vuole aiutare.
Nina Maroccolo & Plinio Perilli

A voi che dell’arte ne avete fatto uno strumento di riscatto sociale, che venite da quella plebe mediocre che non si nutre di terra ma di pacatezza vile, immagini tristi come una Tina Anselmi della prima ora, voi che indossate lo scozzese con il pied a poule ignorando ogni forma di estetica essenziale, che vivete rispondendo al fuoco nemico invece di trasgredire, tradire, rotolarvi nel fango, contaminarvi con gli altri, grigie e cupe esistenze, diverticoli egocentrati e introflessi come patologie intestinali, permalosi e arroganti propaggini del deserto, avari di sorrisi, di bestemmie, di tenerezza verso il resto dell’universo, a voi rivolgo il mio più sentito vaffanculo.