Bella ciao

Bella ciao non si discute e in questa splendida versione del gruppo Nuove Tribù Zulu raggiunge il massimo della sua intensità. Tra l’altro questo pezzo fa parte della colonna sonora del film Roma Golpe Capitale di Francesco Cordio, uscito a gennaio 2018.

Perché in questa canzone semplice e melanconica risiede il sentimento autentico del ricordo e della resilienza, parole senza sovrastrutture e ingegnerie mentali: solo il bisogno di umano. Mi chiedo se è possibile che la sinistra abbia fallito perché si è vergognata delle sue radici umili, sotterranee, e abbia temuto lo sguardo diretto sul mondo. Paradossalmente ha rinnegato quegli ideali considerati populisti che sono stati imbracciati con lungimiranza dagli avversari, abili invece a sfruttare il fascino dell’etica ammantata dall’estetica, combinandole a perfezione. Perché la prima cosa che mi viene da pensare è l’abiura compiuta nei confronti del patriottismo, come se fosse il peggior nemico del progresso. Quel patriottismo generoso che sta nei primi impeti di affermazione dell’Io giovane, vitale in cerca di una direzione di vita. Si è confuso abilmente il concetto di patriottismo con quello di sovranità, ma nessuno si è mai soffermato a fornire una spiegazione interna alle cose, a compromettersi ideologicamente: tutto torna nel mondo liquido che parla a slogan. Si è tappata la bocca alla filosofia, in fretta, perché le parole sono pietre. E così, nel terrore di aderire a un paradigma non consentito, si è buttata l’acqua sporca con il bambino.

7 giugno 2018

Alla fine si diventa chiusi nella solitudine, anche se rimangono delle fessure di comunicazione attraverso le quali avvengono gli scambi. Osmotici, sinceri, ma si ritorna nella solitudine. Rimane l’onore, parola desueta, cinematografica, a rinnovare ogni volta i patti spontanei. Non c’è regola, però, niente che sia codificato perché niente è avvenuto secondo un rigore morale, niente è stato indirizzato verso un ideale comune. La fate facile a prendere le parti dei derelitti. Lo sapete che sono i peggiori, quando si trovano a condividere lo stesso marciapiede? Ti giri e ti prendono per il culo. Non potete capire il dolore del tradimento perché qualcuno è sempre arrivato a dondolare la vostra culla, quando urlavate nella notte di paura. La bella gente ti aiuta perché vede quello sprazzo creativo e pensa di potersi nobilitare e fare il bene, pratica di redenzione. Dovrai rinunciare ai tuoi ritmi circadiani per rubare il mestiere e qualcosa che ostenterai orgoglioso, quando ti affrancherai dalla schiavitù. Però, vi prego, non sferzate la bestia con il moralismo sui buoni e i cattivi, è impossibile seguire i punti cardinali quando il branco rifiuta il cucciolo, ha un odore diverso, non è familiare. Perciò sentitevi ricchi, e stronzi, quando parlate di palazzine popolari perché avete festeggiato il Natale comunque, e questo basta a sentirsi parte di un mondo. C’è rabbia nell’indignazione dei giusti, ma non sarà mai quel sentimento di nausea verso la propria specie, e ancora la profonda solitudine. Per questo non capirete da quale parte naviga l’imbarcazione perché si affida ai venti, e non alla guida di un capitano. Tutto è avvenuto dopo, quando il caos primordiale è stato domato e c’era da arginare chi non accettava gli esiti della rivoluzione. Prima c’era solo l’onore, e la solitudine.

Programmi di fine autunno

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Stapleton Park near Pontefract Sun – John Atkinson Grimshaw; 1877

È un po’ che non parlo di Poesia. Non sono per le relazioni artistiche monogame, preferisco le relazioni aperte a tutte le possibilità, il confronto con tutte le forme d’arte. Si capiscono i propri limiti e le proprie possibilità solo mettendosi in gioco all’esterno del circolo ristretto in cui si vive. Quindi anche in questo autunno inoltrato ho accumulato una serie di progetti da sviluppare nel futuro prossimo.

C’è un evento che sto preparando con la danzatrice e coreografa Maria Borgese, la collaborazione con una testata pontina, e la trilogia poetico-teatrale delle mie Donne che sta per essere ultimata.

Aspetto poi con ansia di leggere il saggio in uscita per Edilet e curato da Marco Onofrio su trenta poetesse contemporanee di particolare interesse letterario, tra le quali figuro anche io.

14 settembre 2017

La terribile pulsione che spinge all’omicidio di una donna è il risultato di un atteggiamento culturale nei confronti dei sentimenti. C’è un tale concentrato di ipocrisia quando si parla di amore che la raffigurazione ideologica che propiniamo con l’educazione diventa un mostro difficile da combattere. Fino a che il sentimento sarà appannaggio del cuore sarà difficile il controllo degli istinti: i giovani sono i più vulnerabili, immersi come sono nella passione magmatica dell‘adolescenza. Perché non educare all’uso della mente? Insegnare ad amare l’amore e non l’amato in modo totalizzante, relativizzando il sentimento? Perché tatuarsi il nome del compagno/a, invocare con prepotenza l’amore eterno, propagandare la gelosia come antidoto all’usura dei rapporti? Quale responsabilità abbiamo, come genitori, nei confronti della loro vita sentimentale? Bisogna chiederselo, e non spacciare fuffa.