13 aprile 2019

Riferirsi al Sessantotto come momento spartiacque per la civiltà moderna è segno di radicalizzazione. Ammesso che degli effetti negativi ci siano stati come in tutti i fenomeni di massa ( il fallimento della democratizzazione scolastica, per esempio ), il rimando negativo a un periodo che ha comunque favorito l’autocoscienza del corpo di cui tutti hanno beneficiato, destra e sinistra, atei e credenti, è stridente. Appellarsi alla deriva relativista è fazioso e strumentale. Forse questo è il tempo della doppia morale, ma anche questo non è un fenomeno sconosciuto alla Storia. Il nichilismo che avversa Ratzinger è praticamente una questione religiosa che ha come soluzione finale la fine dell’ecumenismo con una forte nostalgia per l’aristocrazia nera. E il ritorno a un Cristianesimo profondo e originario non richiama la fine del laicismo che strizza l’occhio agli Stati come la Polonia? Tra l’altro credo che l’impianto legislativo sia lo specchio del contesto morale di una civiltà e possiamo ritenerci in continua evoluzione in questo senso. Non si imboccano le masse con le pillole filosofiche che contengono “parole chiave”, caro Ratzinger.

25 gennaio 2019

Si finisce di essere umani quando si sviluppa l’assuefazione. Al piacere, al dolore, alla paura. Qualunque sia la strategia nascosta dietro a un’immagine, fosse pure un attimo immortalato in un’azione complessa e globale che ha finalità diverse di quelle che immaginiamo, il buio deve provocare terrore e la tenerezza deve placare la rabbia. Perchè difendersi dall’umano cercando la colpevolezza della povertà ad ogni costo, la giusta reazione del destino contro i temerari, l’orgoglio per la giustizia sommaria? C’è un sinonimo positivo per chi avversa il buonismo che è quello di pietas, della lucidità senza condanna. Il popolo però sceglie sempre Barabba…

10 dicembre 2018

Il gap generazionale sta proprio in questo: gli adulti devono inorridire e scandalizzarsi di quello che fanno i giovani e i ragazzi devono trasgredire per affermare il proprio Io. In maniera anche volgare, dura, scorretta. Almeno una volta, e se non lo faranno al tempo giusto potranno desiderare di farlo in un’adolescenza tardiva. Essere genitori, educatori, adulti non implica la conoscenza di certi meccanismi automaticamente, anzi, spesso è proprio la differenza che educa.  Solo a chi non ha interrotto la comunicazione con la propria adolescenza appare chiaro ciò che è inconcepibile. Non è un vanto né una carenza, è così. Forse non tutti hanno navigato nei mari torbidi della giovinezza, nei pensieri sconci e aggressivi, nella sessualità animale che cerca un motivo per esprimersi. Quei pensieri loschi in gruppo, sopra i muretti, le bestemmie pronunciate con orgoglio. Prendere coraggio a quell’età è doloroso, e la vita diventa una cosa dolorosa. Ma nessuno se lo ricorda, e voglio pensare che non lo voglia ammettere, e voglio sperare che sappia gestire le pulsioni più profonde, quelle che vengono da quegli anni. 
Detto questo, spero che finisca l’incubo delle polemiche sui testi di Sfera e Basta. 

5 novembre 2018

Sto scrivendo una nota per il catalogo della prima mostra fotografica della mia amica Magnolia. Sono “fuori uso” e approfitto delle giornate di pioggia per scrivere e familiarizzare con un agente atmosferico che mi ha sempre gettato in una profonda depressione. Penso al progetto letterario-musicale sulle brigantesse che Andrea Del Monte sta ultimando musicando il mio testo e quelli di altri autori che stimo moltissimo. La buona compagnia, anche tra le pagine di un libro, fa sempre piacere e crea calore. Poi riguardo le bozze del libro che uscirà tra un mese per la casa editrice dell’amico Fabio Croce dal titolo A dimora le rose, una raccolta di atti unici sulle mie donne storiche con le note di Francesca Bellino, scrittrice, giornalista e autrice Rai e Francesca Benedetti, una pietra miliare del teatro italiano, l’ultima grande Diva. E questa è la bella novità.

 

20 ottobre 2018

Quella casa così bella, piena di luce, di cose serene. Lì il tempo cura, non scava come nelle nostre case che corrodono l’anima. C’era un silenzio surreale, se avessi avuto una guida a tempo debito mi avrebbe condotto lì, invece di fare affari e impicci con il diavolo. Nessuno deve essere abituato all’idea di amare il sacrificio al punto di identificarsi con le braccia che faticano e non con la mente che pensa. Ho portato via due sigilli cinesi raffiguranti due cani Pho, nascosti con cura in un cassetto aspettando di essere scoperti e messi a dimora di un tempio o di una tomba.

Donne e lavoro: il caso di Anna Capponi

Vengo a conoscenza dalla mia cara amica Anna Silvia Angelini, Presidente di AIDE Nettuno e responsabile dello sportello antiviolenza Uscita di sicurezza, del caso di Anna Capponi, sviluppando un istintivo sentimento di solidarietà nei suoi confronti. La signora è un’agente della polizia locale di Teramo che denunciò molestie sul posto di lavoro e dopo una serie di vicissitudini si trasformò da accusatrice ad accusata ( clicca su Il Centro, 13/05/2015 ) L’agente era stata reintegrata nel novembre del 2014 con ordinanza del giudice del lavoro Pietropaolo e con sentenza n. 473/2018 del 04/06/18 del giudice del lavoro Dr. Giuseppe Marchegiani veniva deciso “di accogliere l’opposizione confermando la condanna del Comune di Teramo alla reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro precedentemente occupato oltre al risarcimento del danno subito a causa del licenziamento, come liquidato nell’ordinanza opposta”. Nonostante le diffide inoltrate ad utilizzare l’agente in conformità alle mansioni di contratto e le richieste di conciliazione dinanzi all’Ispettorato del Lavoro, il Comune di Teramo non solo non ha conciliato ma ha continuato a discriminare la lavoratrice tanto che, nel novembre 2017 , ha chiesto l’intervento della Consigliera delle Pari Opportunità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri, con la quale il sindacato ha lavorato in sinergia proponendo delle richieste conciliative sia per avere riassegnate le mansioni precedentemente occupate che per ripristinare il benessere organizzativo tutelato dal D. Lgs. n.81\2008. Questioni che ad oggi rimangono aperte. Perdonatemi se ho commesso qualche errore nella descrizione dei fatti, non mi permetterei mai di sentenziare in materie che non mi appartengono. Esulando da disamine di qualsiasi tipo, mi riesce tuttavia difficile digerire il fatto che la vita lavorativa possa essere appesa al filo di congiunture legate, nel caso delle donne, a problematiche di carattere sessuale e di relazione con i colleghi uomini. Credo che questa storia non debba cadere nell’oblio perchè abbiamo bisogno di identificarci empaticamente con le lavoratrici comuni e non solo con le vittime dello star system americano, protagoniste di storie che non contribuiscono ad aumentare la consapevolezza della coscienza femminile. Una coscienza continuamente minacciata dalla potenza di un messaggio a sfondo maschilista che frena il percorso di autodeterminazione, instillando il dubbio che la vittima sia sempre un carnefice mascherato. Per rispondere alle obiezioni di qualsiasi tipo: fino a che non capiremo che la nostra presenza rimane subordinata alle dinamiche sessuali ( anche quando possono renderci falsamente protagoniste del gioco ) la sudditanza rimarrà tale e sarà difficile cambiare le cose. Perchè, soprattutto nei discorsi delle donne, il mondo si divide ancora tra sante e puttane.