Programmi di fine autunno

stapleton-park-near-pontefract-sun-1877928623700.jpg

Stapleton Park near Pontefract Sun – John Atkinson Grimshaw; 1877

È un po’ che non parlo di Poesia. Non sono per le relazioni artistiche monogame, preferisco le relazioni aperte a tutte le possibilità, il confronto con tutte le forme d’arte. Si capiscono i propri limiti e le proprie possibilità solo mettendosi in gioco all’esterno del circolo ristretto in cui si vive. Quindi anche in questo autunno inoltrato ho accumulato una serie di progetti da sviluppare nel futuro prossimo.

C’è un evento che sto preparando con la danzatrice e coreografa Maria Borgese, la collaborazione con una testata pontina, e la trilogia poetico-teatrale delle mie Donne che sta per essere ultimata.

Aspetto poi con ansia di leggere il saggio in uscita per Edilet e curato da Marco Onofrio su trenta poetesse contemporanee di particolare interesse letterario, tra le quali figuro anche io.

14 settembre 2017

La terribile pulsione che spinge all’omicidio di una donna è il risultato di un atteggiamento culturale nei confronti dei sentimenti. C’è un tale concentrato di ipocrisia quando si parla di amore che la raffigurazione ideologica che propiniamo con l’educazione diventa un mostro difficile da combattere. Fino a che il sentimento sarà appannaggio del cuore sarà difficile il controllo degli istinti: i giovani sono i più vulnerabili, immersi come sono nella passione magmatica dell‘adolescenza. Perché non educare all’uso della mente? Insegnare ad amare l’amore e non l’amato in modo totalizzante, relativizzando il sentimento? Perché tatuarsi il nome del compagno/a, invocare con prepotenza l’amore eterno, propagandare la gelosia come antidoto all’usura dei rapporti? Quale responsabilità abbiamo, come genitori, nei confronti della loro vita sentimentale? Bisogna chiederselo, e non spacciare fuffa.

4 settembre 2017

Ma dove è questa sostanza morale che si cerca nell’arte, in questi piccoli gruppuscoli che confabulano tra loro i piccoli desideri di epurazione? E che nascondono il loro livore con piccoli gesti assertivi che poi rinnegano poche ore dopo? Sono più conformisti e borghesi di quanto si sforzino di non apparire. Siete come le vecchie dame che fanno beneficenza e preparano veleni. Non conoscete la misericordia, l’arte dell’ascolto ma quello del sondaggio, del sapere per sapersi regolare. Siete arrivati ad apprezzare ciò che era innominabile, la brutta poesia, le persone mediocri, le strade più corte. Datevi pure contegno con l’indignazione per nascondere la fragilità, che invece vi renderebbe sicuramente più affascinanti e piacevoli. Libera!

C’è razza e razzìa

Quello che è accaduto alla mia amica Patrizia Prestipino mi rende cosciente del fatto che oggi avere un ruolo pubblico è un’impresa di grande coraggio, addirittura un segno di tendenza al masochismo. È veramente difficile reggere l’impatto della moltitudine degli occhi, delle parole, dei cervelli impegnati a sviscerare ogni tuo respiro e ad aspettare il pasto della carogna con pazienza instancabile. Patrizia ha pronunciato una parola politicamente scorretta, forse goffa per la circostanza, talmente lontana dalla sua educazione e dal suo background culturale che, francamente, solo uno sciocco potrebbe pensare a un lapsus freudiano. “Razza italiana”, un termine tradizionalmente associato ad ambiti zootecnici o di chiara matrice reazionaria.

Patrizia è una donna vivace, intelligente, intransigente nel suo impegno quotidiano, un’insegnante modello, una politica senza macchia. E fedele al suo credo, che piaccia o meno. Dico senza macchia perché sfido chiunque ad avere un curriculum immacolato come il suo, una storia di vita in mezzo alla gente. Patrizia è una di cultura, che non ha mai preteso sconti su niente; è la tipa che, dopo subissarmi di complimenti alla fine del mio spettacolo,  mi ha fatto notare una citazione errata sull’Eneide, frutto di distrazione. Me l’ha detto sorridendo, perché di una svista si trattava, e non capirlo sarebbe stato impossibile, in tutta sincerità. Una che non la manda a dire.

Cosa fare, adesso, se non consigliarle di non farci caso, di aspettare qualche giorno in attesa che la prossima vittima le rubi la scena mediatica e riempia le bocche avide di maldicenza. E come giustificare che proprio il Soviet ha analizzato i fatti e ha fornito la sua interpretazione incontrovertibile: di fascismo si tratta, e di propaganda reazionaria. Nessuna pietà per chi infrange il protocollo verbale. Ma la verità è lapalissiana e cavalcare lo tsunami delle cattiverie è così sfacciatamente volgare che, se fossi in loro, ci penserei mille volte prima di parlare.

Lasciali perdere, Patrizia. Sono abituati a fare razzia di tutto quello che sentono: è questione di razza.