25 gennaio 2019

Si finisce di essere umani quando si sviluppa l’assuefazione. Al piacere, al dolore, alla paura. Qualunque sia la strategia nascosta dietro a un’immagine, fosse pure un attimo immortalato in un’azione complessa e globale che ha finalità diverse di quelle che immaginiamo, il buio deve provocare terrore e la tenerezza deve placare la rabbia. Perchè difendersi dall’umano cercando la colpevolezza della povertà ad ogni costo, la giusta reazione del destino contro i temerari, l’orgoglio per la giustizia sommaria? C’è un sinonimo positivo per chi avversa il buonismo che è quello di pietas, della lucidità senza condanna. Il popolo però sceglie sempre Barabba…

10 dicembre 2018

Il gap generazionale sta proprio in questo: gli adulti devono inorridire e scandalizzarsi di quello che fanno i giovani e i ragazzi devono trasgredire per affermare il proprio Io. In maniera anche volgare, dura, scorretta. Almeno una volta, e se non lo faranno al tempo giusto potranno desiderare di farlo in un’adolescenza tardiva. Essere genitori, educatori, adulti non implica la conoscenza di certi meccanismi automaticamente, anzi, spesso è proprio la differenza che educa.  Solo a chi non ha interrotto la comunicazione con la propria adolescenza appare chiaro ciò che è inconcepibile. Non è un vanto né una carenza, è così. Forse non tutti hanno navigato nei mari torbidi della giovinezza, nei pensieri sconci e aggressivi, nella sessualità animale che cerca un motivo per esprimersi. Quei pensieri loschi in gruppo, sopra i muretti, le bestemmie pronunciate con orgoglio. Prendere coraggio a quell’età è doloroso, e la vita diventa una cosa dolorosa. Ma nessuno se lo ricorda, e voglio pensare che non lo voglia ammettere, e voglio sperare che sappia gestire le pulsioni più profonde, quelle che vengono da quegli anni. 
Detto questo, spero che finisca l’incubo delle polemiche sui testi di Sfera e Basta. 

7 giugno 2018

Alla fine si diventa chiusi nella solitudine, anche se rimangono delle fessure di comunicazione attraverso le quali avvengono gli scambi. Osmotici, sinceri, ma si ritorna nella solitudine. Rimane l’onore, parola desueta, cinematografica, a rinnovare ogni volta i patti spontanei. Non c’è regola, però, niente che sia codificato perché niente è avvenuto secondo un rigore morale, niente è stato indirizzato verso un ideale comune. La fate facile a prendere le parti dei derelitti. Lo sapete che sono i peggiori, quando si trovano a condividere lo stesso marciapiede? Ti giri e ti prendono per il culo. Non potete capire il dolore del tradimento perché qualcuno è sempre arrivato a dondolare la vostra culla, quando urlavate nella notte di paura. La bella gente ti aiuta perché vede quello sprazzo creativo e pensa di potersi nobilitare e fare il bene, pratica di redenzione. Dovrai rinunciare ai tuoi ritmi circadiani per rubare il mestiere e qualcosa che ostenterai orgoglioso, quando ti affrancherai dalla schiavitù. Però, vi prego, non sferzate la bestia con il moralismo sui buoni e i cattivi, è impossibile seguire i punti cardinali quando il branco rifiuta il cucciolo, ha un odore diverso, non è familiare. Perciò sentitevi ricchi, e stronzi, quando parlate di palazzine popolari perché avete festeggiato il Natale comunque, e questo basta a sentirsi parte di un mondo. C’è rabbia nell’indignazione dei giusti, ma non sarà mai quel sentimento di nausea verso la propria specie, e ancora la profonda solitudine. Per questo non capirete da quale parte naviga l’imbarcazione perché si affida ai venti, e non alla guida di un capitano. Tutto è avvenuto dopo, quando il caos primordiale è stato domato e c’era da arginare chi non accettava gli esiti della rivoluzione. Prima c’era solo l’onore, e la solitudine.

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