Lettera di Ipazia a Teone

Tempo fa scrissi una lettera immaginaria di Ipazia al padre Teone, che fu subito condivisa da moltissimi utenti sui blog e sui social. Questo mi ha convinto a pubblicarla in una plaquette per Fusibilia libri, l’editore che mi è maggiormente caro e che mi ha dato la possibilità di dare vita alle mie donne del passato e alla vocazione teatrale della mia poesia. La pubblicazione sta avendo un grande successo e ringrazio tutti coloro che hanno riconosciuto nella mia scrittura un sentimento che coltivavano da tempo, perchè il vero traguardo per chi fa arte è quello di riconoscere gli Universali in ogni angolo recondito della terra. ipazia copertina

 

Lettera di Ipazia a Teone

http://www.fusibilia.it/?p=4809

Autrice: Antonella Rizzo
Editore: FusibiliaLibri
Collana: Palco (collezione di teatro)
11,00 euro
ISBN 9788898649402

I sotterranei dell’anima 

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Un estratto dal mio racconto I sotterranei dell’anima pubblicato nell’antologia Sorridi siamo a Roma edizioni Pontesisto, curata da Antonio Veneziani.

[…] Quel giorno avevo inchiodato anche io la mia marcia, come l’autista, e scoprii di essere allo sbocco della fogna, al bivio della mia vita, in un ninfeo sacro. Era arrivato tardi, dopo le lunghe attese alla banchina degli autobus e anche quel giorno decisi di avventurarmi a piedi, seguendo il rumore di cristalli spezzati, dell’acqua che portava via le scorie della solitudine. Non è colpa mia se lì ci incontravamo per parlare di politica e fare l’amore. C’era profumo di cuoio invecchiato e tornavano al corpo i gesti e le parole, evasi dal carcere della rassegnazione, e banchettavamo. C’erano tante cose da decidere, della vita e dell’aldilà, chi ci avrebbe accolto e la preparazione del giaciglio. Si temeva per la sorte dei figli e degli oracoli, se non si fossero più manifestati anche l’acqua si sarebbe ritirata, e chissà quante piaghe dolorose avremmo dovuto sopportare ancora. C’era da lasciare scritto, da segnare meridiane, istruire amanuensi, allevare falconi per la caccia. Poi ci si amava come nel ricordo delle pareti dei postriboli, con le zampe di capra ancorate al terreno e le braccia gettate al vento in segno di resa. La ninfa perduta aveva trovato il suo posto e avrebbe generato figli immortali, idee e folgorazioni dopo l’incontro con il Dio.

Intorno le lucerne di coccio salutavano la sera, visto che il tempo posava il capo tra le mani accostate a formare una coppa, ancora fresche di umori di sorgente.

Si accendeva una lanterna alla volta, una preghiera seguiva l’altra e insieme alle fiammelle tenaci si consumava la notte romana. Io non so quando e come successe perchè ho imparato, camminando per lasciarmi alle spalle la miseria quotidiana, a perdere la cognizione del tempo.

Plethora

di Antonella Rizzo

Il libro di Antonella Rizzo – poeta, artista, scrittrice – è diviso in quattro sezioni (Genesi, Fuori dal corpo, Dell’arte in corpo, Eros e Thanatos) e racconta con parole decise, senza retorica e falsi pudori, il mondo e l’avventura poetica di una persona fuori dalle regole, come lo sono tutti i poeti autentici. Come ha osservato Antonio Veneziani, il testo “è ora sincopato e ironico, ora triste e pensoso ma sempre leggibile. Prende alla gola”. Va letto e assaporato come un vino d’annata, perché racconta il mondo odierno con i suoi cinismi (tanti) e con la sua poca poeticità.

Collana: L’Ancora e il Delfino
Dimensione: 15×21 cm.
Colore: B/N
Pagine: 62
ISBN: 788-89-089958-4  (Prezzo: 10 euro)

Primavera

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Alza la polvere il vento indiscreto

spezzando le piccole ali di fata

a giovani insetti e a cime di fiori

folate di nuovo, di sacro, di incanto.

Io che raccolgo i pochi pensieri

vanno sbrigliati da gioghi e da santi

poi li rincorro nei Dedali, avanti

e il senno si perde in timidi azzardi.

Antonella Rizzo

Saturnalia

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Cadevano i Saturnali

   lì avvenne la razzia

   che dei figli di Orfeo

   ancora mi pare di sentire il canto.

Ferree, nude corone

   canne e aceto di Passione

   non cresce acanto e alloro

   abbracciati nelle arene

Cortei di capre mezze

   segate a cuore vivo

   dalla Santa Inquisizione

   cadono, si sgolano.

Incolpevoli, intonse agnelle

   prima ne perivano invece

   aggrappate alle travi mistiche

   visionarie, non fiatavano.

Cadono i Saturnali

   è tempo di ponderare

   se darmi fine come martire

   o apostata del mio Signore.

Antonella Rizzo