14 settembre 2017

La terribile pulsione che spinge all’omicidio di una donna è il risultato di un atteggiamento culturale nei confronti dei sentimenti. C’è un tale concentrato di ipocrisia quando si parla di amore che la raffigurazione ideologica che propiniamo con l’educazione diventa un mostro difficile da combattere. Fino a che il sentimento sarà appannaggio del cuore sarà difficile il controllo degli istinti: i giovani sono i più vulnerabili, immersi come sono nella passione magmatica dell‘adolescenza. Perché non educare all’uso della mente? Insegnare ad amare l’amore e non l’amato in modo totalizzante, relativizzando il sentimento? Perché tatuarsi il nome del compagno/a, invocare con prepotenza l’amore eterno, propagandare la gelosia come antidoto all’usura dei rapporti? Quale responsabilità abbiamo, come genitori, nei confronti della loro vita sentimentale? Bisogna chiederselo, e non spacciare fuffa.

4 settembre 2017

Ma dove è questa sostanza morale che si cerca nell’arte, in questi piccoli gruppuscoli che confabulano tra loro i piccoli desideri di epurazione? E che nascondono il loro livore con piccoli gesti assertivi che poi rinnegano poche ore dopo? Sono più conformisti e borghesi di quanto si sforzino di non apparire. Siete come le vecchie dame che fanno beneficenza e preparano veleni. Non conoscete la misericordia, l’arte dell’ascolto ma quello del sondaggio, del sapere per sapersi regolare. Siete arrivati ad apprezzare ciò che era innominabile, la brutta poesia, le persone mediocri, le strade più corte. Datevi pure contegno con l’indignazione per nascondere la fragilità, che invece vi renderebbe sicuramente più affascinanti e piacevoli. Libera!