“Antonella Rizzo, ritratto in piedi” di Silvana Licursi

Silvana Licursi

Antonella poeta, una donna in piedi, una cacciatrice di frodo fuori dai sentieri conosciuti e battuti che nella sua poesia si analizza con crudeltà céliniana e non cade mai nella trappola dello psicologismo imperante che minaccia di annegarci tutti. Patetica nel senso alto, antico, la sua poesia fa rivivere in carne e sangue personaggi incrostati e asfissiati dai secoli e dai luoghi comuni fino a diventare cliché: Salomé, Maria Maddalena, Ofelia, Cleopatra…Risorte e fiammeggianti, quasi a chiedere giustizia per i torti subiti. La storia le ha stigmatizzate come accade a tutti coloro,  donne soprattutto, che emanano luce tra spasimo e vertigine. Antonella poeta vive in perenne fuga;  la sua fragilità è febbrile e senza lacrime, la sua spregiudicatezza non è mai acquisita per sempre, è una battaglia di lunga durata,  un percorso spezzato, un fare i conti e rilanciare su poste più alte. La sua poesia è un viaggio di formazione,  labirintico,  con soste dubbiose sull’orlo del  precipizio e scarsi abbandoni. Il verso è ora disadorno e scabro, ora lussureggiante  e sensuale, ma senza orpelli, frutto di uno scavo severo e dominato. Musicale non perché risulti tale all’orecchio, ma perché rispecchia un incalzare interno dell’emozione, del disincanto pesante come un elmo di ferro con la celata abbassata o dell’abbandono tenero ai ricordi d’infanzia e dei complicati affetti. Nel cuore della sua poesia alberga Eros, la forza dionisiaca che crea e distrugge . Spirito intrepido, disallineato, ma con la propria linea stretta addosso come un busto che contiene, dà forma,  controlla e fa male. Uno spirito “destinato ad essere frainteso”: “Il sonno di Salomé” lo rivela apertamente, non può essere compreso da chi sa contemplare un unico progetto di vita. La poesia di Antonella insegna che il destino per compiersi ha bisogno di divagare, di abbattere e creare muri a suo piacimento, di rischiare contraddizioni e derive. E’ questo che la fa grande:  “Sono figlia del verbo femminile, dell’imperfetto, della perdizione”.

Silvana Licursi

 

7 giugno 2018

Alla fine si diventa chiusi nella solitudine, anche se rimangono delle fessure di comunicazione attraverso le quali avvengono gli scambi. Osmotici, sinceri, ma si ritorna nella solitudine. Rimane l’onore, parola desueta, cinematografica, a rinnovare ogni volta i patti spontanei. Non c’è regola, però, niente che sia codificato perché niente è avvenuto secondo un rigore morale, niente è stato indirizzato verso un ideale comune. La fate facile a prendere le parti dei derelitti. Lo sapete che sono i peggiori, quando si trovano a condividere lo stesso marciapiede? Ti giri e ti prendono per il culo. Non potete capire il dolore del tradimento perché qualcuno è sempre arrivato a dondolare la vostra culla, quando urlavate nella notte di paura. La bella gente ti aiuta perché vede quello sprazzo creativo e pensa di potersi nobilitare e fare il bene, pratica di redenzione. Dovrai rinunciare ai tuoi ritmi circadiani per rubare il mestiere e qualcosa che ostenterai orgoglioso, quando ti affrancherai dalla schiavitù. Però, vi prego, non sferzate la bestia con il moralismo sui buoni e i cattivi, è impossibile seguire i punti cardinali quando il branco rifiuta il cucciolo, ha un odore diverso, non è familiare. Perciò sentitevi ricchi, e stronzi, quando parlate di palazzine popolari perché avete festeggiato il Natale comunque, e questo basta a sentirsi parte di un mondo. C’è rabbia nell’indignazione dei giusti, ma non sarà mai quel sentimento di nausea verso la propria specie, e ancora la profonda solitudine. Per questo non capirete da quale parte naviga l’imbarcazione perché si affida ai venti, e non alla guida di un capitano. Tutto è avvenuto dopo, quando il caos primordiale è stato domato e c’era da arginare chi non accettava gli esiti della rivoluzione. Prima c’era solo l’onore, e la solitudine.

Aritmoscopia di una rosa

Rosa Mysterium
Conosco ed è profondo
il simbolo del fiore cosmico
allevato a terra da una Madre mistica.
All’inizio è visione, delirio
tra le ciglia dei petali scorrono lacrime
e sangue
un cuscino di vizi da spiare
-in segreto-
Poi assaggio l’odore barocco
la petite morte, il punto G dell’olfatto
ed è il creato che ingoio
insieme al pallore dell’estasi.
Ha il senso del limite il numero terzo
l’approccio con la ciniglia fine
il desiderio trattenuto dal dolore.
È attitudine arrivare all’inestimabile
arrampicandosi sulle spine.
A.R.

Una rassegna culturale e un concorso letterario per “Profumi di Poesia”

Il Profumo, come la Poesia, risveglia i sensi in un condensato di memorie e sentimenti. Il Profumo sta all’odore come la Poesia sta alla parola. Cosa rivela il connubio tra Poesia e Profumo se non un’estensione di Cultura e di Bellezza (quella che, secondo Dostoevskij salverà il mondo)? Cosa le unisce? Per noi, il bisogno di convergere due stati ESsenziali della Physis (Natura), sensi e creatività,Continua a leggere “Home”

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Profumi di poesia è una realtà

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PROFUMI di POESIA Festival e Premio letterario (scadenza concorso 15 luglio 2018) da un’idea e a cura di Dona Amati e Antonella Rizzo Progetto a cura di Fusibilia Con il patrocinio della Città di Aprilia (LT) Con il patrocinio del Comune di Sant’Elena Sannita (IS) Il patrocinio della Fondazione “Il cammino del Profumo” Il patrocinioContinua a leggere “Programma”

via Programma — Profumi di poesia

Su Genova Poesia: Antonella Rizzo, “Amore”

http://genovapoesia.org/2018/05/01/antonella-rizzo-amore/

La poesia di Antonella Rizzo ha una matrice classica, ma è un canto che ci raggiunge da un futuro alternativo o parallelo al nostro, più che dai tempi di Cleopatra, Ipazia, Salomè, donne e muse della sua poiesis. È ricerca di una simmetria universale, che si esprime con una musicalità preziosa, potente e sempre evocativa. È poesia che profuma, perché offre al lettore immagini e scene istantanee che appaiono come attraverso il fumo e subito si dissolvono per lasciare spazio ad altre evocazioni, memorie e creazioni. Amore è una poesia fatta di parole come oscillazioni di luce: basta al lettore coglierne la musica, più ancora che il significato, lasciandole scorrere attraverso il senso dell’intuizione, commoventi, soavi, orgogliose, dolenti. Per poi soffiarle come polline di fiori rari verso il cielo e attendere – a occhi chiusi – che scendano ancora, simili a lacrime o polvere cinerea sulle gote e nello spirito di chi le ha colte, sempre assetato della passione del vivere. R.M.

 

Amore di Antonella Rizzo

Angelo eletto

sale e vaniglia

giovane giunco

piegato dal vento

amore straniero

di giovani spose

amore di vecchia

bestemmia feroce

tenero nato

di poveri amanti

corpi in esilio

sorso d’assenzio

amore ammazzato

senza un lamento.

Da ceneri mute

gettate nel vento

fai dono di vita

e spargi tormento.

Dipinti: Kati Horna, La muñeca (The Doll), 1949; Leonora Carrington, Pastoral, 1950.

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