Su Genova Poesia: Antonella Rizzo, “Amore”

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La poesia di Antonella Rizzo ha una matrice classica, ma è un canto che ci raggiunge da un futuro alternativo o parallelo al nostro, più che dai tempi di Cleopatra, Ipazia, Salomè, donne e muse della sua poiesis. È ricerca di una simmetria universale, che si esprime con una musicalità preziosa, potente e sempre evocativa. È poesia che profuma, perché offre al lettore immagini e scene istantanee che appaiono come attraverso il fumo e subito si dissolvono per lasciare spazio ad altre evocazioni, memorie e creazioni. Amore è una poesia fatta di parole come oscillazioni di luce: basta al lettore coglierne la musica, più ancora che il significato, lasciandole scorrere attraverso il senso dell’intuizione, commoventi, soavi, orgogliose, dolenti. Per poi soffiarle come polline di fiori rari verso il cielo e attendere – a occhi chiusi – che scendano ancora, simili a lacrime o polvere cinerea sulle gote e nello spirito di chi le ha colte, sempre assetato della passione del vivere. R.M.

 

Amore di Antonella Rizzo

Angelo eletto

sale e vaniglia

giovane giunco

piegato dal vento

amore straniero

di giovani spose

amore di vecchia

bestemmia feroce

tenero nato

di poveri amanti

corpi in esilio

sorso d’assenzio

amore ammazzato

senza un lamento.

Da ceneri mute

gettate nel vento

fai dono di vita

e spargi tormento.

Dipinti: Kati Horna, La muñeca (The Doll), 1949; Leonora Carrington, Pastoral, 1950.

antonella rizzoantonella rizzo

14 settembre 2017

La terribile pulsione che spinge all’omicidio di una donna è il risultato di un atteggiamento culturale nei confronti dei sentimenti. C’è un tale concentrato di ipocrisia quando si parla di amore che la raffigurazione ideologica che propiniamo con l’educazione diventa un mostro difficile da combattere. Fino a che il sentimento sarà appannaggio del cuore sarà difficile il controllo degli istinti: i giovani sono i più vulnerabili, immersi come sono nella passione magmatica dell‘adolescenza. Perché non educare all’uso della mente? Insegnare ad amare l’amore e non l’amato in modo totalizzante, relativizzando il sentimento? Perché tatuarsi il nome del compagno/a, invocare con prepotenza l’amore eterno, propagandare la gelosia come antidoto all’usura dei rapporti? Quale responsabilità abbiamo, come genitori, nei confronti della loro vita sentimentale? Bisogna chiederselo, e non spacciare fuffa.

Cara figlia

Cara figlia, vedo in te quelle pulsioni, improvvise e teneramente violente che a suo tempo mi impedirono di fare tante cose. Non rammaricarti di non essere la prima della classe, i fuochi d’artificio non fanno per noi e abbiamo quella sensibilità boschiva che non ci permetterà mai di gioire per i nostri successi senza condividere empaticamente i fallimenti degli altri. Adesso il mondo non è fatto per chi viaggia da solo. È il momento delle transumanze e degli stormi che si muovono in blocco con le loro gerarchie, dei nidi che si chiudono impermeabili nelle loro piccole certezze. Non credere a quel piccolo mondo antico.
Io ti amo incerta, volitiva e fuori dal branco. Un giorno, quando i nidi prenderanno fuoco gli abitanti scapperanno in preda al panico e chissà se troveranno uomini di buona volontà ad accoglierli. Ci sono angolazioni che solo tu riesci a cogliere, e che raccolgo come profezie. Sono quelle le cose che devono renderti orgogliosa, non è questo il tempo delle operose formiche e delle fabbriche ma di imparare a non fiaccarti sotto il peso di amori fugaci e mortali, di consensi dolorosi e di gregarietà per bisogno.
Ti vorrei proteggere più di quello che faccio, io che ho avuto fame di attenzioni e di certezze, ma renderti una Donna libera è quanto immodestamente ti vorrei donare.
Sappi cogliere i frutti dell’attimo, generosa e attenta, che la vita ti saprà ricambiare.

Malinconia

 Immagine

Malinconia unico amore

tra passaggi d’anime

non conosci il tradimento

tant’è forte la passione.

Quanto ti vorrei lasciare

per bordelli di colore

unirmi ai violini assatanati

senza vincolo nuziale.

Tu mi soffochi di bene

tra le nenie di rabbini

che mi soccorrono col fiele

nella sinagoga vuota.

Antonella Rizzo