Donne e lavoro: il caso di Anna Capponi

Vengo a conoscenza dalla mia cara amica Anna Silvia Angelini, Presidente di AIDE Nettuno e responsabile dello sportello antiviolenza Uscita di sicurezza, del caso di Anna Capponi, sviluppando un istintivo sentimento di solidarietà nei suoi confronti. La signora è un’agente della polizia locale di Teramo che denunciò molestie sul posto di lavoro e dopo una serie di vicissitudini si trasformò da accusatrice ad accusata ( clicca su Il Centro, 13/05/2015 ) L’agente era stata reintegrata nel novembre del 2014 con ordinanza del giudice del lavoro Pietropaolo e con sentenza n. 473/2018 del 04/06/18 del giudice del lavoro Dr. Giuseppe Marchegiani veniva deciso “di accogliere l’opposizione confermando la condanna del Comune di Teramo alla reintegrazione della lavoratrice nel posto di lavoro precedentemente occupato oltre al risarcimento del danno subito a causa del licenziamento, come liquidato nell’ordinanza opposta”. Nonostante le diffide inoltrate ad utilizzare l’agente in conformità alle mansioni di contratto e le richieste di conciliazione dinanzi all’Ispettorato del Lavoro, il Comune di Teramo non solo non ha conciliato ma ha continuato a discriminare la lavoratrice tanto che, nel novembre 2017 , ha chiesto l’intervento della Consigliera delle Pari Opportunità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri, con la quale il sindacato ha lavorato in sinergia proponendo delle richieste conciliative sia per avere riassegnate le mansioni precedentemente occupate che per ripristinare il benessere organizzativo tutelato dal D. Lgs. n.81\2008. Questioni che ad oggi rimangono aperte. Perdonatemi se ho commesso qualche errore nella descrizione dei fatti, non mi permetterei mai di sentenziare in materie che non mi appartengono. Esulando da disamine di qualsiasi tipo, mi riesce tuttavia difficile digerire il fatto che la vita lavorativa possa essere appesa al filo di congiunture legate, nel caso delle donne, a problematiche di carattere sessuale e di relazione con i colleghi uomini. Credo che questa storia non debba cadere nell’oblio perchè abbiamo bisogno di identificarci empaticamente con le lavoratrici comuni e non solo con le vittime dello star system americano, protagoniste di storie che non contribuiscono ad aumentare la consapevolezza della coscienza femminile. Una coscienza continuamente minacciata dalla potenza di un messaggio a sfondo maschilista che frena il percorso di autodeterminazione, instillando il dubbio che la vittima sia sempre un carnefice mascherato. Per rispondere alle obiezioni di qualsiasi tipo: fino a che non capiremo che la nostra presenza rimane subordinata alle dinamiche sessuali ( anche quando possono renderci falsamente protagoniste del gioco ) la sudditanza rimarrà tale e sarà difficile cambiare le cose. Perchè, soprattutto nei discorsi delle donne, il mondo si divide ancora tra sante e puttane.

 

“8 poetesse x l’8 marzo”, XI edizione

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Lettura di poesia per la cultura di genere, Nettuno, 8 marzo 2018.
Si svolgerà giovedì 8 marzo 2018, presso i nuovi spazi della Cantina Bacco s.c.r.l., cantina sociale di Nettuno, l’undicesima edizione del noto evento letterario “8 poetesse x l’8 marzo”.
Anche questa edizione, a cura di Ugo Magnanti e Dona Amati, ripropone, in prossimità della Giornata della Donna 2018, la ormai tradizionale lettura poetica al femminile di alcune fra le più interessanti poetesse italiane, e non solo.
La manifestazione, nata come contributo letterario alla valorizzazione della cultura di genere e delle pari opportunità, e come auspicio per una rinnovata accoglienza fra tutti i sessi possibili, è realizzata da Fusibilia Associazione e dalla Cantina Bacco s.c.r.l., con il patrocinio dell’ITSSET “Emanuela Loi” di Nettuno.
La lettura delle 8 poetesse si svolgerà giovedì 8 marzo dalle ore 18.00, con:
Marcia Theophilo, Flaminia Cruciani, Alessia D’Errigo, Letizia Leone, Melania Panìco, Elena Ribet, Antonella Rizzo, Rossella Tempesta.
Alle 8 autrici saranno ‘affiliate’ alcune studentesse che partecipano, presso l’Istituto “Emanuela Loi” di Nettuno, al progetto “Poesia-Evento, scrittura creativa, oralità, gesto, conoscenza del sé”, e che per l’occasione proporranno una loro poesia.
Coordinerà Dina Tomezzoli, giornalista e conduttrice televisiva e radiofonica. Interverrà sulla poesia al femminile Rino Caputo, già preside della facoltà di Lettere Università di Tor Vergata. Interventi musicali con la chitarra del M° Fausto Ciotti.
L’evento sarà intervallato da una degustazione guidata dall’enologo Pierpaolo Pirone, di vino Malvasia Puntinata prodotto dalla Cantina Bacco s.c.r.l..
Alla manifestazione sarà collegata un’esposizione fotografica di Angela Antuono: dall’8 al 18 marzo, “Oltre il recinto”, da un verso di Emily Dickinson (8.30-13.00/16.00-19.00, domenica 9.30-13.00).
Socialwebradio, radio ufficiale della manifestazione, trasmetterà l’evento in differita il giorno venerdì 9 marzo a partire dalle ore 11.00, su www.socialwebradio.com
Alle ore 17.00, prima dell’evento letterario, sarà possibile al pubblico partecipare a una visita guidata della Cantina, comunicando la propria adesione al numero telefonico 069851921.
LE POETESSE DI MARZO 2018
Marcia Theophilo, poetessa ed antropologa brasiliana, vive tra Roma e il Brasile, e rappresenta l’Unione Brasiliana Scrittori in Italia. Attiva nella difesa della foresta amazzonica, ha incentrato la sua poetica sulla natura, sui popoli indigeni e sui miti dell’Amazzonia, sulla denuncia dello scempio che si compie ai suoi danni e sull’impegno per la sua salvaguardia. Numerose le sue pubblicazioni e i riconoscimenti a livello internazionale. Già candidata al premio Nobel per la Letteratura, è testimonial dell’iniziativa “Per una Cultura della Biodiversità”, promossa dalla Commissione Italiana UNESCO per la campagna di educazione allo sviluppo sostenibile (DESS).
Flaminia Cruciani, poetessa e archeologa, ha pubblicato: “Sorso di Notte Potabile”, LietoColle, 2008; “Dentro”, Pulcinoelefante, 2008; “Frammenti”, Pulcinoelefante, 2013; “Lapidarium”, prefazione di Tomaso Kemeny, Puntoacapo, 2015; “Semiotica del male”, prefazione di Tomaso Kemeny Campanotto, 2016; “Piano di evacuazione”, prefazione di Marco Sonzogni, Samuele editore, 2017. È in corso di stampa “Chora”, libro a due voci, scritto con Ilaria Caffio, prefazione di Carlo Pasi, Spagine Edizioni, Fondo Verri, a cura di Mauro Marino. Suoi testi letterari sono stati tradotti in spagnolo, rumeno, coreano, mandarino, arabo e inglese e sono presenti in numerose antologie italiane e straniere. È tra i fondatori e gli ideatori del Grand Tour Poetico e di Poetry and Discovery. È laureata in Archeologia e storia dell’arte del Vicino Oriente antico, ed è stata un membro della Missione archeologica italiana a Ebla, in Siria, diretta da Paolo Matthiae.
Alessia D’Errigo, poetessa, scrittrice, regista e interprete teatrale, ha pubblicato: “Carne d’aquiloni”, Zona, 2011; “Pasto vergine”, distribuito gratuitamente, 2015. Nel dicembre 2013 una ventina di testi della raccolta “Pasto Vergine” compaiono sulla rivista “Poesia” (n° 288), Crocetti, nella sezione “Cantiere Poesia” dedicata agli inediti e diretta da Maria Grazia Calandrone. Suoi testi sono presenti in numerosi blog, riviste (web e cartacee) e in alcune antologie. Ha curato la rubrica di poesia al femminile ‘Rediviva Donna (classica e contemporanea)’ sulla webfanzine “Versante Ripido”. Sperimentatrice teatrale, e fondatrice, con l’artista e regista Antonio Bilo Canella, del “CineTeatro di Roma”, porta avanti, fra l’altro, una ricerca personale sull’Improvvisazione Poetica. Letizia Leone, poetessa e critica, ha pubblicato: “Pochi centimetri di luce”, 2000; “L’ora minerale”, 2004; “Carte Sanitarie”, 2008; “La disgrazia elementare”, 2011; “Confetti sporchi”, 2013; “Rose e detriti”, 2015. Tra le numerose antologie si segnalano: “Antologia del Grande Dizionario della Lingua Italiana”, UTET, Torino, 1998; “La fisica delle cose”, a cura di G. Alfano, Perrone, Roma, 2011; “Sorridimi ancora”, a cura di Lidia Ravera, Perrone, Roma, 2007, dal quale è stato messo in scena lo spettacolo “Le invisibili”, Teatro Valle, 2009; “HOTell – Storie da un tanto all’ora”, Whitefly Press, a cura di Elio Grasso, Ravenna, 2014; “Come è finita la guerra di Troia non ricordo” a cura di G. Linguaglossa, Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2016. Redattrice della Rivista Internazionale “L’ombra delle parole”, “Il mangiaparole”, Edizioni Progetto Cultura, e “Diwali Rivista Contaminata”, tiene Laboratori di scrittura poetica a Roma.
Melania Panìco, poetessa, filologa, critica, ha pubblicato come opera prima “Campionature di fragilità”, La vita felice, 2015, con la quale, ha vinto il premio Opera Prima “Città di S. Anastasia”, è risultata finalista al premio Elena Violani Landi, ed è stata premio speciale Alfonso Gatto 2017. Del 2018 è la plaquette “Cactus”, lavoro fotopoetico in collaborazione con il fotografo Matteo Anatrella. Ha curato insieme a Giuseppe Vetromile l’antologia “Mare nostro quotidiano” di prossima uscita per Scuderi edizioni. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati in antologie, tra cui “Zenit volume II” (LVF, 2016). Come critica collabora con la rivista letteraria “ClanDestino”, con “Laboratori Poesia” e con altre testate di approfondimento culturale. Lavora nel settore editoriale, occupandosi della collana di poesia “Le Lanterne” per Gechi edizioni, e nella scuola, dove tiene laboratori di poesia. Fa parte del collettivo ArtGallery con cui organizza e promuove eventi artistici. Cura la rassegna “Poesia in Galleria” presso la galleria d’arte Carpentiero di Napoli.
Elena Ribet, poetessa e giornalista, ha pubblicato la raccolta poetica “Diario dei quattro nomi”, ed. Joker, 2005. Sue poesie sono presenti in antologie e riviste. Promotrice e ospite di numerose manifestazioni culturali in Italia e all’estero. Classificata al premio Luigi Di Liegro 2017 IX edizione sezione poesia inedita, segnalata al Premio Polimnia 2008 e in altri premi.
Antonella Rizzo, poetessa, performer, giornalista, blogger, docente, nata a Roma da genitori calabresi di origine arbëreshe, ha pubblicato: “Il sonno di Salomè”, Edizioni Tracce; “Confessioni di una giovane eretica”, Edizioni Lepisma; “Cleopatra. Divina Donna d’Inferno”, Fusibilia; “Iratae”, esperimento poetico-teatrale con Maria Carla Trapani, Fusibilia; “Plethora”, Nuove edizioni aldine; “Lettera di Ipazia a Teone”, Fusibilia. Sempre per Fusibilia ha curato il volume: “Haiku. Come fiori di ciliegio”, e “Il morso verde”. Scrive su “Culturamente”, “Diwali”, “Mondo Reale”. Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti nei più importanti Premi letterari italiani.
Rossella Tempesta, poetessa e scrittrice è nata a Napoli e vive a Formia. Si occupa di poesia e cultura, promuovendone la divulgazione con eventi ed iniziative corali, e con incontri nelle scuole e nelle carceri. Ha pubblicato varie raccolte, ed è recentemente apparsa da Einaudi nell’antologia “Nuovi Poeti n. 6”. Suoi testi poetici ed interventi critici sono apparsi sulle maggiori riviste. Fra i premi ricevuti, il “Dario Bellezza”, il “Salvatore Quasimodo”, e il “Sandro Penna”. Di recente pubblicazione il romanzo “La pigrizia del cuore”, edizioni Spartaco.
COORDINA
Dina Tomezzoli, giornalista radio/televisiva direttore della testata web Periodico Contatto.
INTERVENGONO
Rino Caputo, già professore ordinario di Letteratura Italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “Tor Vergata”, preside della stessa Facoltà, e presidente della Conferenza Nazionale dei presidi delle Facoltà di Lettere e Filosofia delle Università italiane. Membro dell’“Arcadia” e della “Dante Society of America”, ha svolto lezioni e seminari, oltre che in vari atenei italiani, in università di molti Paesi. Ha pubblicato saggi e volumi su Dante, Petrarca, Manzoni e il primo romanticismo italiano, Pirandello, e sulla critica letteraria. Collabora con le maggiori riviste di letteratura italiana ed è condirettore della rivista internazionale “Dante. International Journal of Dante Studies” e direttore della rivista internazionale “Pirandelliana”. Fausto Ciotti, musicista di lunga esperienza, professionista dai primi anni ‘80. Diplomato nel 1991 nel Conservatorio di Frosinone in chitarra classica, da trenta anni svolge attività concertistica nell’ambito della musica classica e moderna, jazz, bossa nova, blues ed etnica, come solista o membro di formazioni di vario tipo. Si è esibito in tutto il territorio nazionale ed all’estero (Germania, Belgio, Svizzera, ecc.).
FOTOGRAFIA
Angela Maria Antuono, fotografa, ha cominciato ad occuparsi di fotografia nel 1986, anno in cui le fu regalata la prima fotocamera Contax. “Nel 1999 espone il portfolio dal titolo “La Famiglia” presso il Circolo Sipra-Rai di Torino. Produce così un documento storico di profondo spessore, velato dal languore del passato e dall’ironia della cultura meridionale, articolato in composizioni di rara eleganza” (C. Paglionico). Si dedica inoltre alla pittura, alla grafica, all’artigianato ligneo. Nel 2004 vince il Premio Giacomelli, Agenzia Grazia Neri, con il portfolio “Farfanella”. Nello stesso anno vince altri due premi con lo stesso portfolio: “Crediamo ai tuoi occhi” a Bibbiena e a San Felice sul Panaro (MO). Nel 2010, oltre al portfolio Farfanella, pubblica diversi portfoli fotografici, tra i quali “I luoghi delle donne” sulla rivista Fotografia Reflex. È docente di arte e immagine nelle scuole superiori.
Organizzazione
Ugo Magnanti e Dona Amati per Fusibilia Associazione, in collaborazione con Cantina Bacco s.c.r.l., nella persona del presidente Giuseppe Combi.
Data: 8/3/2018 Presso: Cantina Bacco s.c.r.l., via Eschieto n. 1, Nettuno (Roma) Info: cell. 3471808068 – 3460882439 Mail: fusibilia@gmail.com

Lettera di Ipazia a Teone

Tempo fa scrissi una lettera immaginaria di Ipazia al padre Teone, che fu subito condivisa da moltissimi utenti sui blog e sui social. Questo mi ha convinto a pubblicarla in una plaquette per Fusibilia libri, l’editore che mi è maggiormente caro e che mi ha dato la possibilità di dare vita alle mie donne del passato e alla vocazione teatrale della mia poesia. La pubblicazione sta avendo un grande successo e ringrazio tutti coloro che hanno riconosciuto nella mia scrittura un sentimento che coltivavano da tempo, perchè il vero traguardo per chi fa arte è quello di riconoscere gli Universali in ogni angolo recondito della terra. ipazia copertina

 

Lettera di Ipazia a Teone

http://www.fusibilia.it/?p=4809

Autrice: Antonella Rizzo
Editore: FusibiliaLibri
Collana: Palco (collezione di teatro)
11,00 euro
ISBN 9788898649402

Su Culturamente il mio primo articolo dell’anno “Londra: la forza lavoro è donna e indossa l’hijab”

http://www.culturamente.it/societa/donne-hijab-londra-femminicidio/

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A Londra thijab rionfa il hijab in tutte le sue versioni. Mentre in Italia ci affanniamo con i soliti sofismi sull’intimità delle culture altrui, sulla realtà celata dietro all’immagine, qui crolla miseramente ogni posizione ideologica.

La verità è che la forza lavoro circolante nella City è donna e veste in hijab.

I soliti polemici parleranno di sottomissione chic, come lessi tempo fa su un editoriale de Il Foglio, ma il pragmatismo dei londinesi non concede spazio alle speculazioni sociologiche e mediatiche dei nostri esperti. Tanto più che proprio enfatizzando determinati comportamenti sociali si indirizza il pensiero delle masse e questo mi rende diffidente verso i detrattori del “burkini“.

La verità è che mi sono sentita a mio agio a farmi consigliare il colore del rossetto da questa ragazza da non subire nessun impatto emotivo.

Le donne in questione, in maggioranza giovani, svolgono tutti gli impieghi comuni che muovono l’economia e i servizi di una città immensa e cosmopolita come questa. Un esercito di cameriere, impiegate, commesse di grandi magazzini, giornaliste abbigliate in tutte le versioni del velo islamico nelle sue diverse tipologie e impreziosito in alcuni casi da vere fashioniste.hijab

Eppure il british style rimane inossidabile nella sua particolarissima atmosfera natalizia, fiero di resistere nei secoli e per nulla intimorito dall’umanità circostante.

Attentissime ai particolari scoperti del viso le nostre “hijabiste” fanno uso del maquillage più alla moda: un sapiente contourig del viso, ciglia finte, smoky eyes, un trucco sofisticatissimo che rivela una femminilità intensa e definita. Si relazionano con competenza, affabilità, naturalezza.

Trattiamo sul prezzo, chiedo consiglio sulle taglie. Nella grande catena di abbigliamento Primark sono l’ottanta per cento delle lavoranti e tutte al di sotto dei 30 anni.

Sinceramente, penso alla nostra Italia dal grande cuore che fa di tutto un grande plastico da portare in televisione, sviscera situazioni e organizza crociate ma non consentirebbe mai una donna in hihijab jab di partecipare alla vita economica del paese.

Si solleverebbero dibattiti lunghissimo su crocifissi nelle scuole e presepi e sul pericolo del ritorno del felice Saladino, su quello che avviene nelle loro case, sull’interpretazione ortodossa o liberale del Corano e sull’Iran, sulla democrazia oscurata dagli ayatollah.

Penso in un attimo che la civilissima Europa ha un tasso di femminicidi vergognosamente elevato e che addirittura i Paesi come Danimarca e Norvegia hanno una percentuale di omicidi nei confronti delle donne più alto che in Italia.

E allora l’aiuto concreto alle donne, qualsiasi sia il loro retaggio, va dato coinvolgendole nella vita sociale, senza limitazioni aprioristiche, in modo che possano sviluppare gli strumenti per operare con una coscienza autonoma ed essere libere dal bisogno. Per me la libertà è quella che appare agli occhi con naturalezza, senza celata presunzione di innocenza o colpevolezza: rischierei la paralisi del pensiero.

Antonella Rizzo

Lettera immaginaria di Ipazia a Teone

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Ipazia d’Alessandria nacque nel 350 d.C. e morì nel 415 d.C. Filosofa neoplatonica, matematica, astronoma, scienziata di grande ingegno diresse il Museion, la più famosa Accademia dell’antichità. Fu martirizzata e uccisa dai monaci parabolani al servizio del vescovo Cirillo, divenuta figura scomoda per il nuovo potere religioso.

Padre,

i miei pensieri attraversano le colonne del tempio di Serapide per giungere a te.

Seppur confusi, stipati come gli adorati volumi, in continua ribellione, io li governo tutti. Sono i solchi del tuo viso la spinta alla mia conoscenza e la sorgente madre dove abbevero la mia inquietudine. Siamo materia viva, fatti di involuzioni ed evoluzioni e i pensieri sono ciò che plasma il nostro destino, destinandoci alla vita o alla sopravvivenza. I miei sono di una sostanza incandescente poichè non riuscirò mai a placare il loro moto, forse  fuoco vivo nel deserto, ma sono certa che sono architrave e timpano della nostra volontà, così fragile ed effimera.

Credo che il mio tramonto avverrà con le sembianze di uno spicchio di luna intriso di sangue. Che le mie parole non siano veleno per il tuo male, Padre, perché ciò che abbiamo edificato a sostegno della libertà non potrà difendersi dai tempi. Ma saprò sacrificare la mia vita, se necessario, per la verità e la mia scienza. Ho dovuto superare la tormenta dell’invidia, morbo mortale, muro invalicabile che gli uomini di potere hanno eretto per proteggersi da una donna sola con un vecchio padre, rea di conoscere la matematica e la filosofia.

Vedi, Padre, ho scelto la solitudine e l’infertilità per essere madre di tutti e figlia del dubbio che mi tormenta.

Io ho scelto. I miei figli, i miei discepoli mi nutrono con le loro attenzioni, le domande che aspettano bramose un cenno di risposta, l’opposizione alla scoperta che genera altre verità, sono questi i doni continui che mi vengono serviti come offerte agli Dei.

Oggi ti ringrazio ancora una volta di avermi spalancato le porte del cielo perché la tua saggezza non andasse dispersa e di avermi concepito Donna, come Aspasia di Mileto e Diotima di Mantinea. Null’altro potrei volere se non averti a lungo nella mia vita in questo squarcio di notte, mai asservita alla pratica del sonno ma alla contemplazione degli Astri e all’esercizio del pensiero. Quando tace il giorno ciarliero e produttivo qui, nel nostro tempio di antichi papiri di cui siamo indegni custodi, si apre una voragine nella volta celeste.

Ha il colore delle piume dei pavoni e mozza il fiato, Padre, quando lo fisso.

Il tempo diventa luce e la mente è libera dal giogo degli affanni, dalla fatica della pietà giusta verso i buoni servi che rimettono a noi i loro guai. Mi perdo e tutto mi appare comprensibile e umano, ciò che è scritto e ciò che dobbiamo ancora scoprire. La beatitudine del sapere è la vera gioia e l’unica ragione di vita.

Mio grande Teone e padre adorato, grazie alla tua immensa saggezza gli insegnamenti di Platone e di Plotino hanno attraversato il mare burrascoso della storia e tu non hai mortificato la mia natura femminile per rendermi erede dei tuoi saperi. Hai compreso la mia fedeltà alla grande anima dello spirito ellenico di cui i semi sono germogliati nel mio essere, la mia incorruttibile speranza in un mondo governato da filosofi giusti, la mia generosità. E’ immenso il tuo dono e lo amministrerò con tutta la cura possibile. E continuerò ad aprire la nostra casa a tutti coloro vorrano unirsi al nostro cerchio ad apprendere la sacralità della matematica e dell’astronomia.

Padre, io non vedo Ebrei, Cristiani, Pagani ma solo uomini. Il mondo argina a fatica la materia malvagia che sta emergendo ma farò in modo che la nostra casa sia il fulcro della libertà dove verrà avversata ogni forma di crudeltà e di prevaricazione.

Tu ricordi Sinesio, uno dei miei più cari discepoli: egli è cristiano ora, ma sempre a me devoto. Le nostre anime sono in completa comunione, ed egli si rivolge a me grato della luce che porta nel cuore, della sapienza che non conosce religione, o razza alcuna e si fa condurre nella nostra casa ogni volta che le decisioni più gravi lo assillano e lo tormentano. Questo è ciò che ho appreso dal tuo esempio.

So che non temi la morte ma la mia incolumità. Ma io sono qui, a seguire le traiettorie della volta celeste che è infinitamente più grande di ogni paura e a fissarne i meccanismi con foga, senza badare ai bisogni del corpo. Le sue leggi ci mettono in comunicazione con l’immensità del mondo conosciuto e sconfiggono la nostra dipendenza dai manipolatori, dalle religioni che predicano pace e praticano vendetta. Tu mi hai insegnato che la geometria è l’anima delle cose, della giustizia e della bellezza e io ammiro l’opera di Dinocrate ergersi in tutta la sua magnificenza e splendore nella luce incerta del mattino che pone fine al mio peregrinare, e so che la divinità è nell’uomo stesso e nelle sue azioni complesse.

Quello che tu temi, e io più di te, è quell’uragano di forza incontrollata che sta attraversando il nostro tempo. Ciò che avevamo realizzato, un cenacolo di menti votate alla scoperta del cosmo intero e delle leggi che ne regolano i processi, è minacciato dalla furia cieca dei tori nel recinto.

Ebbene, ci sono bestie di tutte le razze nei fossati e ognuna vorrebbe cospargere di sangue il passato che lo ha umiliato. Le loro divinità sono il pretesto per esercitare la tirannia e la bramosia di potere ne è la vera motivazione. Costoro armano eserciti di affamati di cibo e speranza per difendere i loro interessi e mirano alla distruzione del nostro sapere, il nemico più temibile delle loro coscienze.

Ma io, Padre, esco dal nostro tempio e mi rallegro quando sento tirarmi le vesti, chi per un quesito, chi per ringraziarmi dei gratuiti insegnamenti, altri ancora dicono di scorgere un lume di speranza nei miei occhi. Essi si nutrono del fatto che in me non risiede la mendacia e l’inganno, poiché anche coloro che predicavano la liberazione dalle catene ne stanno forgiando delle altre, lavorando alacremente alle incudini .

Alessandria vedrà legionari distruggere le sue mura e i suoi papiri. Per distruggere un uomo occorre distruggere la sua storia, e la libertà capitolerà insieme a tutte le teste mozzate.

Ma io, Ipazia di Alessandria, figlia di Teone, temo solo le tenebre dell’anima e non la fine della mia esistenza.

Scritto da Antonella Rizzo