Programmi di fine autunno

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Stapleton Park near Pontefract Sun – John Atkinson Grimshaw; 1877

È un po’ che non parlo di Poesia. Non sono per le relazioni artistiche monogame, preferisco le relazioni aperte a tutte le possibilità, il confronto con tutte le forme d’arte. Si capiscono i propri limiti e le proprie possibilità solo mettendosi in gioco all’esterno del circolo ristretto in cui si vive. Quindi anche in questo autunno inoltrato ho accumulato una serie di progetti da sviluppare nel futuro prossimo.

C’è un evento che sto preparando con la danzatrice e coreografa Maria Borgese, la collaborazione con una testata pontina, e la trilogia poetico-teatrale delle mie Donne che sta per essere ultimata.

Aspetto poi con ansia di leggere il saggio in uscita per Edilet e curato da Marco Onofrio su trenta poetesse contemporanee di particolare interesse letterario, tra le quali figuro anche io.

“Plethora” di Antonella Rizzo, letto da Claudio Giovanardi

Del cielo stellato

pletora

Antonella Rizzo è una poetessa dispettosa, che si diverte a depistare il povero lettore in cerca di un filo rosso con il quale orientarsi nei componimenti del nuovo libro di poesie intitolato Plethora (Bevagna, Nuove Edizioni Aldine, 2016, pp. 62, Euro 10, con prefazione di Antonio Veneziani). E quando il lettore si illude di aver trovato la chiave interpretativa, ecco che la poesia seguente manda in frantumi il castello di carte costruito in precedenza. La verità è che il modo di intendere il fare poesia della Rizzo (e lo confermano anche le raccolte precedenti) sfugge a qualsiasi definizione precostituita e rende il percorso di lettura un’affascinante avventura che si rinnova di pagina in pagina. Ogni poesia è un atto autonomo, compiuto in sé, un piccolo mistero nel quale i versi sembrano attingere a risorse espressive profondissime, direi ctonie. Ogni parola si riempie di significati doppi, tripli, di allusioni, di evocazioni…

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