Marseille

Mi è piaciuta molto Marsiglia. È una città senza lacci. Non ho mai visto tanta creatività, tubi trasformati in alberi di glicine, citofoni ricoperti di cartapesta e tutti diversi, nello stesso condominio. Gli abitanti sanno che fingersi bohemienne è un richiamo per turisti e i giovani francesi scuotono i ricci seduti sui gradini dei negozi, fintamente emaciati con il pomo d’Adamo in vista. Ho immaginato di passare lì un lungo periodo della vita, a osservare i gabbiani da un piccolo attico che guarda il vecchio porto.

La bellezza del male

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Ho osservato i rappresentanti dell’Isis mentre rivendicavano tronfi l’attentato. Non sono vecchi ayatollah, emaciati dalla latitanza. Riflettiamo: sono belli, giovani, quello a destra ha pure gli occhi verdi. Sembrano usciti da un fumetto. Nessun esercito potrà competere con la furia della gioventù, spiriti scoglionati con l’urgenza di una vita da bruciare. Quale milizia bisognerebbe schierare per sconfiggere un kamikaze pronto a tutto?
Il male ha una sua bellezza, pericolosissima, e i ragazzini al soldo delle mafie lo sanno bene. Se l’ideologia è dunque morta i giovani studenti non emuleranno certo quel tipo che si diede fuoco durante la primavera di Praga…
“Dio è morto” disse Nietzsche ma non è un fatto di religione. Spiegatelo a Feltri, che se così fosse i Califfi si sarebbero ammazzati per primi.

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