“Cleopatra divina donna d’inferno” di Antonella Rizzo, letto da Marco Onofrio

LA PRESENZA DI ÈRATO

cleopatraCleopatra divina donna d’inferno (Fusibilia, Roma, 2014, pp. 72, Euro 13,00) è un’opera originale e deliziosamente démodé: di quel “fuori moda” da cui, in tempi di conformismo culturale al ribasso, potremmo aspettarci i lieviti del futuro. La parola-chiave per entrare nel libro è complessità. La nomina la stessa autrice in una sorta di preambolo in limine, a p. 9, laddove – dopo aver citato la Cleopatra dantesca (Inf., canto V) inserita nel girone dei lussuriosi – estrapola dal mito condiviso della Regina d’Egitto l’aspetto nuovo e attualissimo della complessità, che la colloca oltre la «dicotomia intelletto-cuore di cui si tenta invano la separazione come garanzia di controllo delle azioni umane». La complessità di Cleopatra risuona in armonia con la ricerca poetica e umana di Antonella Rizzo, impegnata in un percorso antropologico di scavo nella diversità simbolica del femminile. E si traduce in una visione del mondo centrata…

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“Cleopatra. Divina Donna d’Inferno” a Lanuvio (Roma)

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”Il nuovo libro di Antonella Rizzo si inerpica su percorsi difficili, sfidando letteratura e interpretazioni rigide della storia. Cleopatra. Divina donna d’Inferno è un libro scritto con gran talento che dà al lettore il monologo straziante, tra versi e prose, di un personaggio che, ingiustamente ricordato come la capitolazione di un impero, qui si racconta donna, madre, amante, vittima di schermaglie politiche e sentimentali. Il tono intimo e fiero dell’Io narrante suggerisce una nuova figura di regina, il cui caposaldo è la dignità, irrinunciabile”.
Così descrive l’editrice Dona Amati l’ultimo lavoro di Antonella Rizzo che il Museo Civico Lanuvino, testimone della tradizione storico-archeologica dell’età classica, ha il piacere di presentare.
”Cleopatra. Divina donna d’Inferno” – Fusibilia Edizioni – sabato 15 Marzo 2014 alle ore 17:00 presso l’Aula Consiliare del Comune di Lanuvio (Via Roma, 20).
 Oltre all’autrice interverranno: Martina Ippolito, Luca Attenni, Sabina Caronia, Marco Onofrio con i saluti di Alessandro De Santis (Consigliere delegato alla Cultura).

“Cleopatra – Divina donna d’Inferno” di Antonella Rizzo, ed. FusibiliaLibri 2014

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Ci vuole arditezza e pure un pizzico di faccia tosta per dare voce ai pensieri formulati dalla mente di Cleopatra, doti di cui Antonella Rizzo non difetta assolutamente. E FusibiliaLibri che, come è notorio, ha in predilezione la scrittura delle donne, accoglie a braccia aperte quelle che, soprattutto, si inerpicano su percorsi difficili, sfidando letteratura e interpretazioni stocastiche della storia. Cleopatra – Divina donna d’Inferno è un libro scritto con gran talento che dà al lettore il monologo straziante, tra versi e prose, di un personaggio che, ingiustamente ricordato come la capitolazione di impero, qui si racconta donna, madre, amante, vittima di schermaglie politiche e sentimentali. Il tono intimo e fiero dell’Io narrante suggerisce una nuova figura di regina, il cui caposaldo è la dignità, irrinunciabile. Un libro arricchito dalle dotte note del prof. Claudio Giovanardi e di Luca Attenni, ricercatore e archeologo.

Dona Amati

di prossima uscita editoriale, prenotabile su fusibilia@gmail.com

“Sto impazzendo. So che il veleno continuo era solo brace per nutrire un amore destinatoa finire come tutte le cose del mondo.

Così replicai qualche giorno dopo la morte di Cesare.Quell’uomo era diventato la mia ossessione per come era entrato con prepotenza nel mio immaginario e vi aveva piantato le sue tende da accampamento militare. L’odore del cardamomo e delle ghiandole dei piccoli animali contenuti nell’unguento che la schiava greca spalmava sulla mia schiena faceva il resto. Pensavo a quelle amenità che avrebbero raccontato sul mio conto, latte d’asina, carbone per gli occhi e altre cose del genere e ridevo come una pazza. Creusa rideva all’eco della mia allegria e sapeva di essere serva per volere degli Dèi e non degli uomini. Avevo fame di sapere e volevo impadronirmi dei segreti dell’astrologia e della fertilità delle mie terre, e Creusa divideva con me le stesse passioni.Sapevamo che Cesare parlava di caccia con Diana e di guerra con Marte e che lo scibile umano gli interessava fino alla lunghezza del suo equipaggiamento bellico. Ma la forma della sua testa era così maschile e le mani così nodose come una quercia mediterranea che al confronto i nerboruti schiavi d’Etiopia parevano vecchi eunuchi. Non avrei mai patito la solitudine e la mancanza di sentimento perché Io ero l’amore e sapevo suggere polline da fiori sconosciuti e misteriosi. Amavo scommettere sulle probabilità del destino e con grazia scivolavo nelle passioni quasi imponendomi la sorte. A quei tempi odiavo mio fratello-marito…”

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