La rivoluzione di Greta

Un pizzico di disamore verso la piazza dei giovani mi viene e il motivo è presto detto: la rivoluzione non deve mai confrontarsi dialetticamente con il potere, altrimenti perde la sua funzione d’essere. In poche parole, l’adolescenza ha il diritto e il dovere di mantenere le strutture oppositive che la caratterizzano e non può in nessun modo essere mutuata da organismi esterni alla sua natura. Se arriva sui palchi dell’Onu si è contaminata con livelli che non appartengono alle esperienze spontanee (livelli invalicabili per giovani di buoni propositi). Sarà la conseguenza di una società tecnologicamente raffinata ma non apprezzo l’efficienza capillare della propagazione dell’onda d’urto, divenuta talmente strategica da sembrare democratica. Ad essere sincera, mi sembra che questa adorabile creatura stia diventando un’attrazione più che un simbolo; servirsi di caratteristiche personali che sono funzionali allo scopo ma interne a una patologia è veramente da adulti in malafede.