Grandi e piccoli editori

Una riflessione sull’editoria in Italia. Sorvolando sul fatto della crisi e altre considerazioni implicite credo che il futuro della letteratura risieda nelle scelte delle piccole case editrici, proprio quelle snobbate, emarginate dal meccanismo perverso della distribuzione qundo non tacciate addirittura di speculazione economica.

In realtà i fatti non stanno proprio così e siamo ben lontani da quel Rinascimento che vedeva i grandi mecenati circondarsi dei migliori artisti per il gusto di detenere il bello e consolidare il prorio status di classe dirigente. Adesso i grandi editori sono sottoposti al gradimento del popolo, non inteso come partecipazione collettiva a una vita culturale ma proprio come asservimento ai gusti grossolani di una maggioranza dedita all’evasione barbarica ( non invasione barbarica, ma proprio evasione ) dai connotati lugubri e semplicistici. Ho paura che Kafka oggiogiorno si ritroverebbe a peregrinare da una casa editrice all’altra ricevendo silenzi eloquenti o al massimo brevi e diplomatici rifiuti dagli uomini filtro, solitamente individui isterici e schierati impiegati come smistatori di manoscritti.

Questi generatori di frustrazioni, conoscitori delle abitudini malsane degli utenti finali, liquidano con il silenzio-non consenso talenti naturali ma privi di caratteristiche di sensazionalismo magico di cui l’immaginazione appiattita dalla turpe cronaca quotidiana ha bisogno: penne mediocri ma “pulite” da implicazioni esistenzialistiche, violente ma rassicuranti negli scenari introspettivi, capaci di stupire ma non di far riflettere. E’ la piccola editoria che raccoglie lo straniero in terra natale, l’esperimento coraggioso, la parola gridata al vento dell’anima. Sa che il ritorno economico è quello modesto e immediato al momento della pubblicazione grazie al contorno affettivo che circonda l’autore e non potrà mai essere paragonato a quello di un best-seller da solleone estivo. E’ un modo di vivere composto quello del pccolo editore, rassicurato da quella sensazione di pienezza e di soddisfazione di chi, pur non valicando i confini del proprio territorio, riesce a conquistare il mondo. Guai a considerarli minori.

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