A dimora le rose

Il mio libro “A dimora le rose” è finalmente nato. Grazie infinite alle mie Donne alle quali ho dato voce e a tutte quelle che ho incontrato nel corso della mia vita.

Grazie a Francesca Bellino per la sua prefazione preziosa, a Francesca Benedetti per la nota critica generosissima, all’editore Fabio Croce, amico dalla grande sensibilità letteraria e non solo. Grazie a Maria Carla Trapani co-autrice del poemetto “Iratae” e a Walter Maioli per l’ideazione del testo “La notte di Traiano”.

A presto le date delle presentazioni.

In nome di Ipazia

Il reading performativo Bavaglio è liberamente tratto dalla plaquette “Lettera immaginaria di Ipazia a Teone”, scritta da Antonella Rizzo ed edita per Fusibilia libri. Sfondo integratore della narrazione è l’appassionato testamento spirituale che Ipazia riassume in una lettera al vecchio padre. Fabrizia Olimpia Ranelletti, con la sua brillante sceneggiatura, intende creare un punto di contatto e di comunicazione tra scienza e umanesimo che trova la massima rappresentazione nella figura di Ipazia d’Alessandria, matematica e filosofa (370 – 415).

Si esamineranno figure artistiche legate alle arti visive, letterarie e musicali che hanno contemplato nei loro interessi anche la matematica e l’astronomia come Leonardo da Vinci, Giacomo Leopardi, Pink Floyd; la filosofia verrà rappresentata da temi filosofici e sociologici come il platonismo e il concetto di alterità. La privazione della libertà sarà il triste epilogo di un esame storico che sottolinea la tragedia dell’eterno bavaglio inflitto come castrazione al libero pensiero.

Bavaglio è una delle performances inserite nel progetto interdisclipinare “Il moto del sapere” curato dall’associazione Hypatie arte e scienza proposte al Festival della Scienza di Genova 2017 e nell’Hypatie Festival, rassegna itinerante a cura della stessa associazione.

Interpreti

Antonella Rizzo – Ipazia

Fabrizia Olimpia Ranelletti – Corpo, non proprio, celeste

Voce fuori campo Alessandro Galli

 

In nome dell’Arte

12513720_10209189604240168_4744542647726442076_oOLTRE L’INTIMISMO – Lettera pubblica

Mi chiamo Nina Maroccolo e vorrei parlarvi della mia casa. La mia e di Plinio Perilli. La casa di due persone che si dedicano da sempre, e con devozione, all’arte. Siamo profondamente dispiaciuti che questo luogo non venga riconosciuto come “Casa d’Artista”. Non ne conosciamo le vere ragioni, la burocrazia culturale s’abbandona alla propria indolenza e chi potrebbe intervenire non lo fa.
Molto brevemente: il luogo dove viviamo, e dove ci sono i nostri studi, si avvale di oltre 30.000 volumi: una biblioteca ricchissima con libri rari e di qualsiasi argomento. Tutta la parte storica la teniamo in cantina, fortunatamente è asciutta, priva di umidità: circa duemila libri… Opere, arredo, quadri, sculture, bassorilievi, lito, possiedono una lunga storia. E davvero, il Tempo – qui – si ferma nella sua stratificazione, tra le orme degli antenati, di coloro che qui sono stati prima di noi.
Ci sentiamo responsabili nel mantenere intatti questi lasciti, li custodiamo con amore. Contemporaneamente sia io che Plinio elaboriamo le nostre creazioni: e accrescono le stratificazioni del Tempo e le eredità degli avi.
Io sono la più incasinata, sotto certi punti di vista, perché la mia ricerca non si ferma alla scrittura (non sono saggista, né critico letterario e d’arte, come Plinio, il quale nasce, invece, come poeta e sinesteta… anche se è riduttivo incanalarlo solo in queste sfere culturali). Sono incasinata, come dicevo: gli studi artistici mi hanno portata alla passione per la miniatura, la pittura, l’arte sacra, il canto sacro (ho studiato cinque anni come mezzo soprano). Ho avuto gruppi musicali come i Domina!, gli ATEM; poi è arrivato il teatro, Grotowski, la scrittura drammaturgica (che amo moltissimo!), le pièces e le *perfomances*, dalla contemporaneità abusate nel concetto – come la poesia sonora; quando entrambe hanno un passato storico molto complesso, risalente ad almeno due secoli fa. E che pretendono uno studio serio, consapevole, centrato.
Questa casa ha visto nascere il mio amore per la fotografia, il battesimo delle Edizioni d’Arte Musidora con la recentissima, ma da completare, linea di cartoleria. Nella casa degli avi sapienti accadono tante cose, e vorremmo farle conoscere, avere quel permesso *istituzionale* per aprire a coloro che vogliono fermarsi qui, visitare la biblioteca, la stanza della musica, del disegno-pittura; quella dei bambini (con il progetto pedagogico CHILD’S CHORAL), il laboratorio letterario, di cinema e teatro, le sinestesie. Gli studi medesimi… Aiutateci affinché tutto questo possa diventare una bellissima realtà.
Siamo rimasti soli.
Siamo materiale resistente.
Ma fino a quando?
*
Ringrazio chi è arrivato in fondo alla lettera. Ringrazio chi ha suggerimenti, chi ci vuole aiutare.
Nina Maroccolo & Plinio Perilli

Il mio febbraio

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Burnet Will “La fanciulla e i corvi”

Mercoledì 3 Febbraio, alle ore 18,30 presso l’lnstitut Francais Centre Saint Louis a Roma, il nuovo libro di Flavio Scaloni “Paris C’est la Vie! -pillole di parigitudine” (Intermedia Edizioni). Letture di Antonella Rizzo.

“Poesia a Corviale” I poeti Anna Manzo, Antonella Rizzo, Stefania Di Lino parleranno delle loro opere in dialogo con Carla De Angelis e Angelo Filippo Jannoni Sebastianini. Intermezzi del Maestro Dario Olivieri e la sua fisarmonica.

Grandi e piccoli editori

Una riflessione sull’editoria in Italia. Sorvolando sul fatto della crisi e altre considerazioni implicite credo che il futuro della letteratura risieda nelle scelte delle piccole case editrici, proprio quelle snobbate, emarginate dal meccanismo perverso della distribuzione qundo non tacciate addirittura di speculazione economica.

In realtà i fatti non stanno proprio così e siamo ben lontani da quel Rinascimento che vedeva i grandi mecenati circondarsi dei migliori artisti per il gusto di detenere il bello e consolidare il prorio status di classe dirigente. Adesso i grandi editori sono sottoposti al gradimento del popolo, non inteso come partecipazione collettiva a una vita culturale ma proprio come asservimento ai gusti grossolani di una maggioranza dedita all’evasione barbarica ( non invasione barbarica, ma proprio evasione ) dai connotati lugubri e semplicistici. Ho paura che Kafka oggiogiorno si ritroverebbe a peregrinare da una casa editrice all’altra ricevendo silenzi eloquenti o al massimo brevi e diplomatici rifiuti dagli uomini filtro, solitamente individui isterici e schierati impiegati come smistatori di manoscritti.

Questi generatori di frustrazioni, conoscitori delle abitudini malsane degli utenti finali, liquidano con il silenzio-non consenso talenti naturali ma privi di caratteristiche di sensazionalismo magico di cui l’immaginazione appiattita dalla turpe cronaca quotidiana ha bisogno: penne mediocri ma “pulite” da implicazioni esistenzialistiche, violente ma rassicuranti negli scenari introspettivi, capaci di stupire ma non di far riflettere. E’ la piccola editoria che raccoglie lo straniero in terra natale, l’esperimento coraggioso, la parola gridata al vento dell’anima. Sa che il ritorno economico è quello modesto e immediato al momento della pubblicazione grazie al contorno affettivo che circonda l’autore e non potrà mai essere paragonato a quello di un best-seller da solleone estivo. E’ un modo di vivere composto quello del pccolo editore, rassicurato da quella sensazione di pienezza e di soddisfazione di chi, pur non valicando i confini del proprio territorio, riesce a conquistare il mondo. Guai a considerarli minori.