Il reading performativo Bavaglio è liberamente tratto dalla plaquette “Lettera immaginaria di Ipazia a Teone”, scritta da Antonella Rizzo ed edita per Fusibilia libri. Sfondo integratore della narrazione è l’appassionato testamento spirituale che Ipazia riassume in una lettera al vecchio padre. Fabrizia Olimpia Ranelletti, con la sua brillante sceneggiatura, intende creare un punto di contatto e di comunicazione tra scienza e umanesimo che trova la massima rappresentazione nella figura di Ipazia d’Alessandria, matematica e filosofa (370 – 415).

Si esamineranno figure artistiche legate alle arti visive, letterarie e musicali che hanno contemplato nei loro interessi anche la matematica e l’astronomia come Leonardo da Vinci, Giacomo Leopardi, Pink Floyd; la filosofia verrà rappresentata da temi filosofici e sociologici come il platonismo e il concetto di alterità. La privazione della libertà sarà il triste epilogo di un esame storico che sottolinea la tragedia dell’eterno bavaglio inflitto come castrazione al libero pensiero.

Bavaglio è una delle performances inserite nel progetto interdisclipinare “Il moto del sapere” curato dall’associazione Hypatie arte e scienza proposte al Festival della Scienza di Genova 2017 e nell’Hypatie Festival, rassegna itinerante a cura della stessa associazione.

Interpreti

Antonella Rizzo – Ipazia

Fabrizia Olimpia Ranelletti – Corpo, non proprio, celeste

Voce fuori campo Alessandro Galli

 

Grandi e piccoli editori

Una riflessione sull’editoria in Italia. Sorvolando sul fatto della crisi e altre considerazioni implicite credo che il futuro della letteratura risieda nelle scelte delle piccole case editrici, proprio quelle snobbate, emarginate dal meccanismo perverso della distribuzione qundo non tacciate addirittura di speculazione economica.

In realtà i fatti non stanno proprio così e siamo ben lontani da quel Rinascimento che vedeva i grandi mecenati circondarsi dei migliori artisti per il gusto di detenere il bello e consolidare il prorio status di classe dirigente. Adesso i grandi editori sono sottoposti al gradimento del popolo, non inteso come partecipazione collettiva a una vita culturale ma proprio come asservimento ai gusti grossolani di una maggioranza dedita all’evasione barbarica ( non invasione barbarica, ma proprio evasione ) dai connotati lugubri e semplicistici. Ho paura che Kafka oggiogiorno si ritroverebbe a peregrinare da una casa editrice all’altra ricevendo silenzi eloquenti o al massimo brevi e diplomatici rifiuti dagli uomini filtro, solitamente individui isterici e schierati impiegati come smistatori di manoscritti.

Questi generatori di frustrazioni, conoscitori delle abitudini malsane degli utenti finali, liquidano con il silenzio-non consenso talenti naturali ma privi di caratteristiche di sensazionalismo magico di cui l’immaginazione appiattita dalla turpe cronaca quotidiana ha bisogno: penne mediocri ma “pulite” da implicazioni esistenzialistiche, violente ma rassicuranti negli scenari introspettivi, capaci di stupire ma non di far riflettere. E’ la piccola editoria che raccoglie lo straniero in terra natale, l’esperimento coraggioso, la parola gridata al vento dell’anima. Sa che il ritorno economico è quello modesto e immediato al momento della pubblicazione grazie al contorno affettivo che circonda l’autore e non potrà mai essere paragonato a quello di un best-seller da solleone estivo. E’ un modo di vivere composto quello del pccolo editore, rassicurato da quella sensazione di pienezza e di soddisfazione di chi, pur non valicando i confini del proprio territorio, riesce a conquistare il mondo. Guai a considerarli minori.

“Cleopatra – Divina donna d’Inferno” di Antonella Rizzo, ed. FusibiliaLibri 2014

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Ci vuole arditezza e pure un pizzico di faccia tosta per dare voce ai pensieri formulati dalla mente di Cleopatra, doti di cui Antonella Rizzo non difetta assolutamente. E FusibiliaLibri che, come è notorio, ha in predilezione la scrittura delle donne, accoglie a braccia aperte quelle che, soprattutto, si inerpicano su percorsi difficili, sfidando letteratura e interpretazioni stocastiche della storia. Cleopatra – Divina donna d’Inferno è un libro scritto con gran talento che dà al lettore il monologo straziante, tra versi e prose, di un personaggio che, ingiustamente ricordato come la capitolazione di impero, qui si racconta donna, madre, amante, vittima di schermaglie politiche e sentimentali. Il tono intimo e fiero dell’Io narrante suggerisce una nuova figura di regina, il cui caposaldo è la dignità, irrinunciabile. Un libro arricchito dalle dotte note del prof. Claudio Giovanardi e di Luca Attenni, ricercatore e archeologo.

Dona Amati

di prossima uscita editoriale, prenotabile su fusibilia@gmail.com

“Sto impazzendo. So che il veleno continuo era solo brace per nutrire un amore destinatoa finire come tutte le cose del mondo.

Così replicai qualche giorno dopo la morte di Cesare.Quell’uomo era diventato la mia ossessione per come era entrato con prepotenza nel mio immaginario e vi aveva piantato le sue tende da accampamento militare. L’odore del cardamomo e delle ghiandole dei piccoli animali contenuti nell’unguento che la schiava greca spalmava sulla mia schiena faceva il resto. Pensavo a quelle amenità che avrebbero raccontato sul mio conto, latte d’asina, carbone per gli occhi e altre cose del genere e ridevo come una pazza. Creusa rideva all’eco della mia allegria e sapeva di essere serva per volere degli Dèi e non degli uomini. Avevo fame di sapere e volevo impadronirmi dei segreti dell’astrologia e della fertilità delle mie terre, e Creusa divideva con me le stesse passioni.Sapevamo che Cesare parlava di caccia con Diana e di guerra con Marte e che lo scibile umano gli interessava fino alla lunghezza del suo equipaggiamento bellico. Ma la forma della sua testa era così maschile e le mani così nodose come una quercia mediterranea che al confronto i nerboruti schiavi d’Etiopia parevano vecchi eunuchi. Non avrei mai patito la solitudine e la mancanza di sentimento perché Io ero l’amore e sapevo suggere polline da fiori sconosciuti e misteriosi. Amavo scommettere sulle probabilità del destino e con grazia scivolavo nelle passioni quasi imponendomi la sorte. A quei tempi odiavo mio fratello-marito…”

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