25 gennaio 2019

Si finisce di essere umani quando si sviluppa l’assuefazione. Al piacere, al dolore, alla paura. Qualunque sia la strategia nascosta dietro a un’immagine, fosse pure un attimo immortalato in un’azione complessa e globale che ha finalità diverse di quelle che immaginiamo, il buio deve provocare terrore e la tenerezza deve placare la rabbia. Perchè difendersi dall’umano cercando la colpevolezza della povertà ad ogni costo, la giusta reazione del destino contro i temerari, l’orgoglio per la giustizia sommaria? C’è un sinonimo positivo per chi avversa il buonismo che è quello di pietas, della lucidità senza condanna. Il popolo però sceglie sempre Barabba…

La guerra, la dittatura non sono passeggiate di salute. Tutto è diventato così classificabile in buono o cattivo, lecito o illecito. Si prendono provvedimenti per le pari opportunità, il bullismo nelle scuole, il sovraffollamento nelle carceri. Ma la memoria storica è labile e basta una foto straziante a ricordarci che esistono zone franche dal comune senso della morale. Prendiamo subito dei provvedimenti, per carità, certe cose non si possono sopportare. Bombardiamo Assad? Resuscitiamo Gheddafi che perlomeno teneva a bada un sacco di gente? Putin non si piega ai ceceni: aguzzino o lungimirante?
La guerra è uno sporco affare e non consente di ragionare in termini della singola vita umana. È l’obiettivo finale che conta: non serviranno a nulla i tentativi di addomesticare la storia e di provocare tenerezza. Il valore della vita non è uguale ovunque e per chiunque. Lo sapevano pure le rondini appollaiate sui fili elettrici di Birkenau.