Livore di fine serata

Mi sono ritagliata il mio spazio extraterritoriale dove mi interesso di quello che mi pare, dal pensiero di Heidegger all’evoluzione della scarpa secondo Prada. Mi prendo la licenza di essere compunta, superficiale, di usare in modo parco il congiuntivo quando può essere sostituito dal presente. Niente parrocchie o foto di gruppo. Accoglienza totale senza domicilio coatto. Poi gli “artisti”, quando fanno gruppo, sono una temibile montagna di cinica merda.

Sull’arte

L’artista non sublima le proprie miserie terrene nella creazione ma cova nel compiacimento narcisistico della sua creazione la convinzione di essere necessario all’equilibrio dell’universo. È nella sua imperfezione la genialità, e nella deriva esistenziale il risultato della follia creativa.

Il tempo delle matrioske

Indubbiamente ho nostalgia di un passato recente. Quando l’immaginazione era l’unico strumento tecnologico. Mi spiego, sono un individuo estremamente locale ma sfogo una incoercibile curiosità globale creando nella mia mente degli scenari fantastici e surreali, certamente con l’aiuto insostituibile dei mezzi d’avanguardia. Adesso ho nostalgia delle frontiere come barriere poetiche, umane, da valicare con sforzo e passione, delle stanze segrete di una umanità bramosa di esistere e di confrontarsi con deferenza e ammirazione. Una giornata spesa per ottenere un visto, le donne velate e svelate negli spettacoli di raffinato erotismo e non per le strade presidiate dai militari. I meravigliosi gioielli di Farah Diba, le vacanze a Beirut degli orientali ricchi. E i viaggi di nozze a Venezia, capitale della bellezza, soppiantati dalle squallide crociere a Dubai delle giovani coppie nostrane.
Le scarpe di Ferragamo al posto delle Tod’s e gli uomini senza quei pezzetti di corda legati al polso accanto al Rolex, da figo pazzesco. Mia madre comprava camicie di seta cinese a casa di una signora che, mensilmente, organizzava un tè con relativa vendita di abiti di altissima fattura e me ne faceva dono con le relative raccomandazioni di lavaggio e stiratura. Le indossavo e mi sentivo tanto Gong Li ne “L’ultimo imperatore” di Bertolucci. I politici erano uomini di una statura sovrumana, e titanici erano i silenzi e i dinieghi senza possibilità di mediazioni diplomatiche, nel bene e nel male…
C’erano cose che non avrei mai voluto vedere realmente perché era naturale idealizzarle e introiettarle secondo la propria sensibilità. Il tempo delle matrioske, lo definirei.