C’è razza e razzìa

Quello che è accaduto alla mia amica Patrizia Prestipino mi rende cosciente del fatto che oggi avere un ruolo pubblico è un’impresa di grande coraggio, addirittura un segno di tendenza al masochismo. È veramente difficile reggere l’impatto della moltitudine degli occhi, delle parole, dei cervelli impegnati a sviscerare ogni tuo respiro e ad aspettare il pasto della carogna con pazienza instancabile. Patrizia ha pronunciato una parola politicamente scorretta, forse goffa per la circostanza, talmente lontana dalla sua educazione e dal suo background culturale che, francamente, solo uno sciocco potrebbe pensare a un lapsus freudiano. “Razza italiana”, un termine tradizionalmente associato ad ambiti zootecnici o di chiara matrice reazionaria.

Patrizia è una donna vivace, intelligente, intransigente nel suo impegno quotidiano, un’insegnante modello, una politica senza macchia. E fedele al suo credo, che piaccia o meno. Dico senza macchia perché sfido chiunque ad avere un curriculum immacolato come il suo, una storia di vita in mezzo alla gente. Patrizia è una di cultura, che non ha mai preteso sconti su niente; è la tipa che, dopo subissarmi di complimenti alla fine del mio spettacolo,  mi ha fatto notare una citazione errata sull’Eneide, frutto di distrazione. Me l’ha detto sorridendo, perché di una svista si trattava, e non capirlo sarebbe stato impossibile, in tutta sincerità. Una che non la manda a dire.

Cosa fare, adesso, se non consigliarle di non farci caso, di aspettare qualche giorno in attesa che la prossima vittima le rubi la scena mediatica e riempia le bocche avide di maldicenza. E come giustificare che proprio il Soviet ha analizzato i fatti e ha fornito la sua interpretazione incontrovertibile: di fascismo si tratta, e di propaganda reazionaria. Nessuna pietà per chi infrange il protocollo verbale. Ma la verità è lapalissiana e cavalcare lo tsunami delle cattiverie è così sfacciatamente volgare che, se fossi in loro, ci penserei mille volte prima di parlare.

Lasciali perdere, Patrizia. Sono abituati a fare razzia di tutto quello che sentono: è questione di razza.

30 aprile 2017

Quella che chiamano “informazione libera”, veicolata dai social nella maggior parte dei casi e che comprende in larga misura menzogne, notizie distorte, bufale, insinuazione di complotti costituisce l’altra faccia del potere (anche economico), un sottobosco pericoloso organizzato come una formazione paramilitare. Ho ridimensionato il mio giudizio su tante persone grazie alla visibilità e alla circolazione libera delle loro idee, francamente in imbarazzo per l’ortodossia dei loro editti. Detto questo, ho l’impressione che ci sia comunque molto pudore ad esprimere veramente quello che si pensa e, oggi come ieri, in politica ci si trincera sempre dietro al detto “Roma ladrona” piuttosto che ammettere un pensiero positivo o riconoscere con semplicità un’evidenza.

Credo che oggi questo sia stato ampiamente dimostrato anche se le polemiche non mancheranno, inevitabilmente.