Aleppo c’è 

Sono molto orgogliosa di aver dato il mio contribuito poetico all’antologia”Aleppo c’è”, curata dal collettivo Bibbia d’Asfalto – Poesia Urbana e Autostradale, in cui si è chiesto a scrittori e poeti di denunciare la tragedia umanitaria della Siria, prendendo come simbolo Aleppo, centro di carneficine e orrori che si sono susseguiti per mesi, interminabili e lunghissimi mesi, sotto i nostri occhi, impotenti ma offesi, immobili ma sensibili.

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Il ricavato andrà a supporto di Medici Senza Frontiere, l’organizzazione umanitaria che nasce nel 1971 per volere di un gruppo di medici e di giornalisti desiderosi di creare un’organizzazione medica d’urgenza libera nelle parole e nelle azioni.

La guerra, la dittatura non sono passeggiate di salute. Tutto è diventato così classificabile in buono o cattivo, lecito o illecito. Si prendono provvedimenti per le pari opportunità, il bullismo nelle scuole, il sovraffollamento nelle carceri. Ma la memoria storica è labile e basta una foto straziante a ricordarci che esistono zone franche dal comune senso della morale. Prendiamo subito dei provvedimenti, per carità, certe cose non si possono sopportare. Bombardiamo Assad? Resuscitiamo Gheddafi che perlomeno teneva a bada un sacco di gente? Putin non si piega ai ceceni: aguzzino o lungimirante?
La guerra è uno sporco affare e non consente di ragionare in termini della singola vita umana. È l’obiettivo finale che conta: non serviranno a nulla i tentativi di addomesticare la storia e di provocare tenerezza. Il valore della vita non è uguale ovunque e per chiunque. Lo sapevano pure le rondini appollaiate sui fili elettrici di Birkenau.

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